venerdì 3 febbraio 2012

La lavoratrice precaria



Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti!

Speravo una mattin di lavorare
quando ho visto la Discordia in mezzo al mare
era un transatlantico senza motore
e sventolava una bandiera tricolore.
All’isola del Giglio s'è fermata
ha fatto un bell’inchino e s'è incagliata.
S'è incagliata sui tagli alla scarsella
a cui i leghisti mosser fiamme e guerra.

Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti!

Leghisti e un comunista mosser guerra
urlando: “Guai a chi tocca la scarsella!”.
Ad uno ad uno li guardai nel viso
tutti con la bava ed il sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane
speraron di fregarci pure il pane
e li sentii mandare un solo grido:
“Il vitalizio è nostro e garantito!”.

Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti!

Con gli occhi scuri ed i capelli radi
uscì dal folto gruppo di quei ladri.
Mi feci ardita e gli guardai le mani
stringeva margherite come pani
e 13 milioni di quattrini
per finanziare acquisti clandestini.
“Di soldi abbisognavo per davvero
per questo li ho rubati per intero”.
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: “V'aiuti 'l Signore”.

Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti!

Quel giorno disperai di lavorare
e dietro a lor mi misi a camminare.
Dai monti riecheggiò fino alla riva
un monito deciso che avvertiva:
“La gioventù lo perda questo vizio
è noia avere un posto proprio fisso”.
Sgomento serpeggiò tra quegli astanti.
“Che voglion – si dicevan – tutti quanti?”
I giovani un impiego per la vita?
Bestemmia tal non si era mai sentita”.
Mi ripetevo: “Guarda ad esser buoni,
finisce li prendiam con i forconi”.

Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti!

Eran trecento non voller fuggire
parean tremila e non voller morire.
Non voller morir senza lottare
né senza le poltrone abbandonare.
Inganni, privilegi, sotterfugi
ci tolser la speranza senza indugi,
ma quando al popol togli la speranza
lui si ribella e il fuoco poi s’avanza.
S’avanza fiamma indomita e distinta
la vita è nostra e non l’avrete vinta!

Son circa trecento, son vecchi e distorti e non sono morti! 


liberamente ispirata a La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini

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giovedì 2 febbraio 2012

Una memoria di me

Frederick Leighton, Lachrymae. Oil on canvas. c1895. Metropolitan Museum of Art. Manhattan. New York. United States


Che t'importa del mio nome?
Esso morirà, come il triste rumore
Dell'onda, che batte contro una lontana riva,
Come un suono notturno in un profondo bosco.

Esso sul foglietto di un album
Lascerà una morta traccia, simile
Al ricamo di una iscrizione tombale
In una lingua sconosciuta.

Che c'è in questo nome? Da tempo dimenticato
Nelle agitazioni nuove e ribelli,
Alla tua anima esso non darà
Puri, teneri ricordi.

Ma nel giorno della tristezza, nella quiete,
Pronuncialo con nostalgia;
Di': c'è una memoria di me,
C'è al mondo un cuore nel quale io vivo...

Aleksandr Sergeevič Puškin

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martedì 31 gennaio 2012

In morte di Splinder



Tre anni trascorsi fra le tue pagine virtuali, a scansare maniaci e inseguire parole, pensieri, avatar comparsi all'improvviso. Tre anni in cui ho conosciuto persone speciali, persone che mi hanno fatto ridere e qualche volta piangere, persone che sono diventate mie amiche, persone che ho perduto, persone che ho trovato, persone che non torneranno più.
E poi lui, l'angelo nero, con le sue ali spezzate o di carta, non so, e la sensazione di riconoscerci senza volerlo...
Non pensavo mi avrebbe reso triste questo addio. 
Ti lascio lo sfondo di Cronache Oscure, così, come ultimo omaggio.

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domenica 22 gennaio 2012

Gli sconosciuti

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca. 1917. Ferrara. Olio su tela. Collezione privata

Ritratto IV



Lo senti?
Risuona nel vento.

Il tramonto scivola tra le strade e i vicoli, ricamando di oro scuro le pietre antiche dei palazzi di fronte. Piazza di Spagna si estende brulicante di voci, passi e luci sotto il mio sguardo. Malinconico, respiro l'aria fredda della sera e tendo le mie corde sottili, per accordarmi al silenzio. Le sue mani mi sfiorano leggere e un brivido attraversa la mia anima di legno. Una vecchia custodia consunta ai miei piedi, l'interno in velluto ormai logoro, a raccontare storie che non si sentono più.
Li vedo arrampicarsi su per la scalinata di Trinità dei Monti, fermandosi ogni tanto per riprendere fiato. Mi passano accanto senza notarmi, d'altra parte, un vecchio arnese come me passa quasi inosservato, soprattutto quando si ammanta d'ombra nella scala centrale.
Raggiungono lo spiazzo antistante la chiesa e si affacciano a contemplare le prime luci sulla città. Quando l'ultimo raggio di sole affonda nel buio, i loro sguardi si parlano senza voce. Lui l'attira a sé, cingendola dolcemente, lei si abbandona al suo abbraccio, dimentica del rumore intorno.
Chiudono gli occhi, il viso di lui sulla guancia di lei. Chiudono gli occhi e restano lì, immobili, come se all'improvviso tutto il resto non contasse e ci fossero solo loro due, loro due in un abbraccio infinito.
È allora che inizio a vibrare. L'archetto sfrega sulle corde e sprigiona note nell'aria, che si confondono al caos circostante. La musica avvolge i pensieri, attraversa il tempo che mi separa dai due sconosciuti che si respirano appena sopra di me, pelle a pelle, immersi in un sogno senza nome.
Mi insinuo tra loro e punto dritto al suo cuore. Lei apre gli occhi, stupita, mi riconosce, si volta e dirige lo sguardo verso di me. "Il violino" - la sento sussurrare al suo orecchio - "il violino suona una musica che conosco: il tema di Romeo e Giulietta, di Zeffirelli" - ripete stupita.
E io dispiego le mie note nel vento, come una carezza sul cuore degli amanti e li vedo richiudere gli occhi e abbandonarsi a me, per un tempo indefinito d'attesa. Li vedo stringersi al freddo, trattenuti di baci, sospesi in sorrisi d'argento, senza chiedersi nulla, senza pensare a niente, solo respirarsi vicino.

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venerdì 20 gennaio 2012

Introspezione I

Giorgia Meneghel, Senza nome. Olio su tela. 100x70 cm. 2009. Collezione privata

Io ho paura.
Una paura terrificante dei sentimenti. Sia di provarli che di perderli.
Perché mi conosco e, nel bene e nel male, sono totalizzante.
Per questo mi riesce bene disegnare distanze, erigere muri, tracciare confini, allontanare persone. All'interno della scatolina d'argento in cui ho rinchiuso il mio cuore niente può toccarmi, nulla può ferirmi. Le sensazioni arrivano attutite e conservo uno spazio tra me e loro, uno spazio in cui respiro, uno spazio in cui mi accoccolo e riesco a dormire.
Poi accade che, non si sa come, non si sa perché, qualcuno trovi la chiave per aprire la scatolina e il mio piccolo cuore è lì, che pulsa nudo, alla luce della luna. E poiché è un cuore che non pensa né riflette, che non conosce strategie né pianifica azioni, fa quello che ogni cuore è destinato a fare: comincia a battere. 
Nonostante le ammaccature e una ferita ancora aperta sul lato sinistro, quello sciocco del mio cuore non può fare a meno di battere. Non contento di essere già stato ampiamente spezzato e sbriciolato. No, lui è di quelli che non conservano memoria delle offese se non nelle ferite che si ritrova a dover cucire con pazienza infinita e con fili di ingenuità. 
Ma resta pur sempre un cuore e un cuore non può fare a meno di battere, sempre che non venga rinchiuso in un cofanetto d'argento e fatto addormentare nel silenzio. Il problema dei cuori come il mio però, risiede proprio lì, nella scatolina che lo separa dal mondo. Una volta aperta, funziona un po' come il vaso di Pandora... insieme al battito del cuore vengono liberate tutte le paure che mi porto dentro, tutte le insicurezze, tutte le angosce di non farcela.
Perché, sembrerà assurdo, sono molto più ferrata nell'affrontare l'infelicità che nel gestire la felicità. Lo ammetto, la possibilità di essere pienamente felice mi terrorizza. Ho costruito piccole oasi di felicità che dipendono solo da me. Le controllo e funzionano. Ho sempre un piano B a disposizione e mi ripeto che qualunque cosa accada troverò il modo di affrontarla e di essere felice a modo mio. Perché io so essere felice a modo mio.
Tuttavia, quando la felicità non dipende da me, ma da qualche sconsiderato che, non si sa come, non si sa perché,  è riuscito ad aprire quella dannata scatolina, ecco, va a finire che perdo il sonno per due notti di fila...
Riuscirò, come nel mito, a richiuderla trattenendo sul fondo l'ingannevole Speranza?

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lunedì 16 gennaio 2012

Le cose che contano

Banksy


Le tieni strette a te nella notte, come un segreto che non si può rivelare, tra un cuscino e il silenzio.
Le accarezzi nel buio o per le strade del centro, sfiorandole appena con le labbra.
Le guardi dritto negli occhi e ti ci immergi dentro, senza pensieri o ragioni.
Le scopri battere forte nel cuore e ci posi sopra una mano per sentire se è vero e se sta succedendo proprio a te.
Ti fanno il solletico o si trasformano in brividi, come baci che disegnano sogni lungo la schiena.
Ti soffiano sul collo in una mattina carica di sole e sorrisi.
Ti raccontano tutto in una notte d'inverno e ti leggono fiabe sottovoce.
Arrivano a te senza mappe o percorsi. Impreviste e imprevedibili. Disarmanti.
Non ti chiedono nulla, ma sono lì a donarti quel che sono, così come sono, trasparenti e leggere.
Ti prendono per mano, hanno cura di te, così come tu hai cura di loro. 
Ti osservano mentre dormi, senza svegliarti.
Ti baciano gli occhi quando sono stanchi.
Immaginano di difenderti dagli sguardi insistenti o curiosi.
Ti mostrano nuove strade.
Fotografano timidezze.
Sono lì per te anche quando non te l'aspetti.
Ti sostengono quando hai paura.
Fanno un giro di giostra insieme a te, ridendo.
Ti sorprendono come un bacio tra i corridoi di un museo.
Creano un linguaggio che nessun altro conosce.
Abbattono difese, sciolgono nodi, intrecciano destini.
Le senti tue senza sapere il perché.
Non sai spiegartele, ma sono vere.
Ti fanno provare una dolcezza sconosciuta.
Le respiri a fondo e sanno di buono.
Lasciano sulla tua pelle un odore di vento e futuro.
Ti scelgono e conoscono il senso dell'attesa.
Assomigliano tanto a qualcosa che non riesci a dire. 
Sono lì a ricordarti di quanto possa essere semplice ed entusiasmante la vita, se solo la prendi per mano e ci cammini insieme.

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lunedì 9 gennaio 2012

All'inizio dell'inverno

Alphonse Mucha. La Dame aux Camélias. 1896. Color lithograph. Private collection

Cosa trovi all'inizio dell'inverno?
Una penna spezzata
un volo mancato
una voce sospesa.

Cosa perdi all'inizio dell'inverno?
La complicità di un sorriso
la poesia dell'attesa
le ore passate a rincorrersi.

Cosa cerchi all'inizio dell'inverno?
I miei occhi distanti
la parola negata
un tempo immobile e vuoto.

Chi c'era alla fine dell'autunno?
C'ero io in un frammento di te
prima ancora che scordassi il mio nome.
C'eri tu che sognavi i miei sogni
prima che ti svegliasse l'inverno.

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domenica 8 gennaio 2012

Pure questo è amore


E tu che hai preso in mano
il filo del mio treno di legno,
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male,
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perchè non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.

da Stranamore (Pure questo è amore), Roberto Vecchioni

martedì 3 gennaio 2012

L'amore è...

Maya Dejavù, Ho fatto io. Tempera su tela. 2011. Collezione privata

Molti anni fa, seduta su uno di quei muretti a secco che incorniciano le campagne e gli uliveti delle mie parti, in un pomeriggio estivo carico di sole e d'azzurro, mi ritrovavo a parlare con una di quelle amiche con cui staresti ore a discutere di tutto. L'argomento trattato non era originale, ma noi eravamo lì a pensarci su con la convinzione e la passione che due ventenni potevano metterci.
Cercavamo una definizione di amore. "Cos'è l'amore?", mi chiedeva la mia amica dai capelli neri come un segreto da non rivelare a nessuno. Cos'è l'amore?, mi chiedevo io guardando un cielo senza nubi spazzato dal vento.
Quante sfumature sono comprese in quella parola di cinque lettere, quanti sogni, quante speranze e quanti tipi di amore, a seconda delle persone che lo riversano su altre o su qualcosa che non è umano. L'amore degli amanti, l'amore per un figlio o un genitore, l'amore per le cose che ti fanno sentire te stesso. L'amore per un sogno. L'amore per la vita. L'amore per l'amore.
E allora sì, l'amore può essere passione, follia, sconcerto, ma anche paziente costruzione, attesa, accoglienza. Mi venivano in mente tante parole per definire questo sentimento che attraversa la Vita e dà senso o sconvolge esistenze, eppure nessuna mi sembrava completa. Ognuna di esse raccontava un aspetto o un tipo di amore, ma non ne coglieva l'essenza, almeno non quella che io sentivo dovesse esserci.
"Ale, cos'è l'amore, per te?" insisteva la mia amica. Per me. Già, cos'è l'amore per me? E allora la risposta salì alle labbra spontanea, prima ancora di passare dal filtro di una razionalità che troppo spesso imbriglia e costringe.
L'amore per me è... attenzione. Sì, attenzione. Quella parola lì racchiudeva tutto. Ancora oggi non riesco a non sentirla vera. Per me l'amore è attenzione
Chi ti ama è attento. Indipendentemente dal tipo di amore che prova per te. E attenzione significa considerazione. Chi ti ama ti vede, ti considera. Ti tiene presente. Anche nella distanza. Chi ti ama sa annullare lo spazio e il tempo e riesce ad esserti vicino. Chi ti ama non ha bisogno di parole speciali per dimostrarlo, semplicemente perché l'amore, proprio in quanto attenzione, è impossibile da non percepire.
Non ti ama chi ti considera dal lunedì al giovedì o solo nei fine settimana. Non ti ama chi dice di tenerci a te e poi scompare. Non ti ama chi non è in grado di andare oltre se stesso, oltre le proprie paure e insicurezze. Non ti ama chi non ti sceglie, come amico, compagno, figlio. Sì, anche figlio o genitore. Noi scegliamo chi amare. Scegliamo sempre. Ogni giorno. Indipendentemente dai vincoli di sangue. Non ti ama chi non ti sceglie. Perché scegliere significa dare attenzione, significa presenza, significa impegno. E non tutti sono in grado di scegliere. Sono in tanti quelli che preferiscono costruirsi addosso destini tragici e infelici perché incapaci di amare prima di tutto se stessi. 
L'amore è attenzione e mai come in questo periodo mi rendo conto di quanti mi amino. È attenzione quella della mia migliore amica, quando mi manda un messaggio per augurarmi buongiorno o mi lascia dietro la porta di casa il formaggio che le regala il nonno. È attenzione quella di chi ricorda un mio piccolo desiderio e lo fa avverare solo per vedermi sorridere. È attenzione quella di chi rinuncia a mettersi il profumo e ad andare in certi posti pur di stare insieme a me. È attenzione quella dei miei genitori quando mi vedono triste e mi danno coraggio.
È attenzione quella di mio fratello quando mi dice che non devo preoccuparmi di nulla. È attenzione quella di chi ogni giorno mi fa sentire accolta, amata, accettata per quella che sono. È attenzione quella di chi mi ha fatto arrivare a casa un Dejavù originale, con tanto di firma, data e storia dell'attribuzione del titolo, accompagnato da una lettera scritta a mano, come si faceva una volta. È attenzione quella di chi sceglie di donare il suo tempo a qualcosa da fare per te.
È attenzione quella di chi sa che non ci vogliono grandi cose per dimostrare amore, ma ne basta una per non dimostrarlo. Chi è disattento e non ha cura delle persone che dice di amare prende in giro solo se stesso. Perché l'amore, quando è attenzione, arriva, nonostante la distanza, nonostante il silenzio, nonostante le difficoltà. Ma non arriva senza manifestarsi. In qualunque piccola forma, se l'amore esiste, è impossibile da non percepire.

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sabato 31 dicembre 2011

BUON ANNO!!!

Trentuno auguri, come il mese che chiude ogni anno, per ricordare persone, momenti e incontri che hanno scandito il mio tempo. Ciascuno a suo modo, restando impresso sulle pagine che la vita ha scritto per me. Ciascuno intrecciando parte di sé al mio cuore. 

File:Alfons Mucha - 1896 - Biscuits Champagne-Lefèvre-Utile.jpg
Alphonse Maria Mucha, Biscuits Champagne ­Lefèvre-­Utile. 1896. Lithograph. Private collection

  1. A voi, che siete sempre al mio fianco e non mi lasciate mai, lo sapete che vi amo, ma una vacanza ogni tanto no, vero?
  2. A te, che sei il mio fratellino e mi hai lasciata sola con quei due, ti perdono solo perché hai trovato la tua strada e stai costruendo il tuo futuro e non potrei desiderare di meglio.
  3. A te, che hai fatto tanto per stare con lui e che riceverai qualcosa che non ti aspetti, ma bella questa volta.
  4. A voi, che siete parte di questa pazza famiglia e, nonostante baruffe e ipocondria, riuscite ancora a volervi bene - sì, zietta, anche quando dici che non lo sopporti più.
  5. A te, che dormi stretta stretta accanto a me, batuffolosa e selvaggia, morbidosa e regale, mi spieghi perché, visto che ho messo il letto matrimoniale per stare più larghe, mi releghi sempre nel solito angolino? 
  6. A te, che sei la mia migliore amica e mi vizi con tutte le tue attenzioni, hai dimostrato tanto di quel coraggio nell'affrontare il sistema che alla fine hai vinto tu ed io sono orgogliosa di averti visto combattere.
  7. A voi, che avete reso la vigilia di Natale uno spazio dell'anima dove accoccolarsi e raccontarsi di quando eravamo bambini.
  8. A te, che mi prendi sempre in giro, ma sei il primo a cui racconto tutte le follie che combino, certa che non giudicherai e saprai starmi accanto.
  9. A te, che sei l'amica con cui mi manca passare le ore al telefono a chiacchierare di tutto.
  10. A voi, che avete curato qualche ferita della mia anima e che mi avete fatto capire che tutto il dolore che ho vissuto non è stato inutile.
  11. A te, che a volte mi fai dannare l'anima con la tua indolenza e a volte mi fai ridere con le tue confidenze, ti prego, non ridurti agli ultimi giorni per fare i compiti, se no quel pazzo di tuo padre chi lo sente?
  12. A te, piccolo scriccioletto, che gridi per farti sentire, che sei piccola e indipendente e mi vuoi sempre intrecciare i capelli, a te che sei innamorata di mio padre e lui ricambia rapito.
  13. A voi che mi seguite con entusiasmo e mi avete dimostrato che posso migliorare ogni giorno, nonostante tutto.
  14. A te, che fra pochi giorni nascerai e ti chiamerai come lui, ma non è la scusa adatta per non ricamarti le bavette, giuro che domani lo faccio!
  15. A te, che porti nella pancia una bimba minuscola che forse dovrà nascere prima e per la quale facciamo tutti il tifo.
  16. A voi, che avete deciso di camminare insieme per sempre e vi si legge in viso l'entusiasmo.
  17. A te, che ieri hai scartato i miei regali e che quando non son potuta venire lì tra le montagne lontane lontane per il tuo compleanno, mi hai detto: "Manchi solo tu", che mi telefoni di nascosto dai posti segreti, rubando il cellulare alla mamma, e che sai di avere una madrina che si fa bambina solo per i tuoi sorrisi.
  18. A te, che stai prendendo in mano la tua vita e andrai lontano, perché quando si ha una meta, non importa la durata del viaggio.
  19. A voi, che mi donate storie di dolore e cercate speranza, che vi sentite soli e trovate un posto dove poter condividere e sentirvi compresi.
  20. A te, che sei il mio cucciolotto, briciola di un Aprile di sole, dal cuore puro e lo sguardo gentile sul mondo.
  21. A te, che un giorno mi hai detto di fidarti totalmente di me e che pian piano starai meglio, basta che tu non smetta di crederci.
  22. A voi, che siete delle donne splendide capaci di grandi cose e di un amore verso gli altri non comune.
  23. A te, che organizzi sempre qualcosa a cui posso partecipare anch'io e mi fai ridere di cuore con le tue trovate.
  24. A te, che dai giochi di lucciole mi rechi in dono lanterne solo per vedermi contenta.
  25. A voi, sulle cui pagine virtuali trascorro momenti di spasso inauditi.
  26. A te, che ho conosciuto da poco, ma è come se ci fossimo sempre ritrovate a spettegolare davanti a un piatto di verdure al vapore, che sei ironica e allegra e che non ti lasci abbattere da niente.
  27. A te, che sei una donna speciale e so già che quando ci vedremo non ci basterà il tempo per raccontarci tutto.
  28. A voi, che siete la famiglia più sciroccata del web, che mi avete fatto un dono bellissimo e che avrete una sorpresa quando meno ve l'aspettate.
  29. A te, che sei stato l'amore maledetto della mia vita, che mi hai fatto sperimentare l'abisso e il cielo e che finalmente ho saputo lasciar andare.
  30. A te, che non sei tanto diverso da lui, che hai fatto nascere in me la sensazione dell'anima gemella, ma mi hai lasciato andare così, nel vento, prima ancora di spiegare le ali.
  31. E infine a te, che non sai il motivo, ed è bello che sia così, perché le emozioni vibrano le loro note là dove si lascia loro spazio per essere e divenire, sorriso complice, tonalità di suono, mano nella mano per attraversare una strada, scavalcare un muro, spiccare un volo per l'altrove.
BUON ANNO A TUTTI!!!

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giovedì 29 dicembre 2011

Vi ho amata

John Everett Millais, The Black Brunswicker. Oil on canvas. 1860. Lady Lever Art Gallery. Merseyside, United Kingdom


Vi ho amata: l'amore ancora, forse,
non si è spento del tutto nella mia anima;
ma non voglio che esso vi inquieti ancora;
a nessun modo vi voglio rattristare.
Vi ho amata silenziosamente, senza speranza,
oppresso ora dalla timidezza, ora dalla gelosia;
vi ho amata così sinceramente, così teneramente,
che Dio vi conceda di essere così amata da un altro.

Aleksandr Sergeevič Puškin
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mercoledì 28 dicembre 2011

Vorrei dire...

... a chi approda sul mio blog digitando la chiave di ricerca "Tu mi inquieti":
pensa se mi conoscessi davvero!



sabato 24 dicembre 2011

Tutto e niente

Niente di quel che viene fatto per amore è sprecato, anche quando non vieni capita, anche quando le intenzioni vengono travisate, anche quando le tue parole vengono mortificate.

Tutto quel che è fatto per amore è un dono, un dono che fai a qualcun altro solo perché senti di volerlo fare, solo perché viene dal più profondo di te e non importa il resto, perché la tua ricchezza è nel donare e non nel ricevere.

Ci sono cose che nessuno può portarti via. L'amore è una di queste. L'amore è l'unica cosa che sai di poter donare illimitatamente senza restare vuota. Quanto più ne dai, tanto più te ne resta ancora da dare.

Sono forte per questo, perché credo in qualcosa che nessuno ha il potere di distruggere. E sorrido dentro, come nessuno può immaginare.

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venerdì 23 dicembre 2011

Rosso Natale

Foto: a sinistra il Rosso, a destra io, in confezione pacco regalo (mamma, ma come mi vestivi???!!!)

Il nostro idillio cominciò prestissimo. Saranno stati i suoi capelli rossi e l'aria di chi ne avrebbe saputa sempre una più del diavolo. Saranno stati gli innumerevoli compleanni passati insieme con la classica foto ricordo di gruppo in cui lui aveva il sorriso più bello avessi mai visto e due dita pronte a incorniciare di corna il malcapitato che gli stava accanto (sarà nata lì la mia attrazione per i cattivi ragazzi?). Saranno stati gli anni della sua adolescenza in cui io ritagliavo foto da mettere sul diario con noi due insieme. Saranno stati i miei occhi di bambina che erano affascinati da quel ragazzo alto, che suonava le percussioni e aveva lunghi capelli ondulati color rame (avrei fatto carte false per averli uguali). Saranno state le ore passate a parlare di tutto dopo che lui, per uno strano scherzo del destino è tornato a vivere nella terra da cui nostro nonno partì da ragazzino.
Fatto sta che non c'è nessuno che, appena mi vede, mi abbraccia con più trasporto, quasi sollevandomi da terra. E quell'abbraccio è avvolgente, sa di appartenenza, di affetto radicato nel tempo, di giochi e di torte, di scherzi e risate.
Sapere che, nonostante la distanza, certi legami si rafforzano e intensificano, sentire di essere importanti per qualcuno che ti porta boccettine di propoli ("questa l'ho fatta io") e pappa reale ("così ti riprendi un po', perché anche se sei bella così, qualche kg in più è sempre meglio"), vedere nei piccoli gesti qualcosa di più grande, ebbene, anche questo è un dono. Un bellissimo dono.
Così, dopo anni che non si verificava l'evento, il fichissimo cugino Lù è sbarcato in Terronia e passerà la vigilia di Natale a casa mia con la fidanzata dagli occhi dolci e i miei zii preferiti. Ora corro a finire i guanti che mi ha chiesto di sferruzzare per lui.
Sento che queste feste saranno incantevoli!
Ah, e indosserò un vestitino bellissimo (ché a metterlo solo per i miei sarebbe stato uno spreco!).

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giovedì 22 dicembre 2011

Vulnerabilità apparente



Lei avrebbe potuto tenere per sé la sua vulnerabilità, ma aveva deciso di darsi a lui alla cieca come un dono, sì come un dono, generoso, molto generoso, pensò Tom.

Lars Von Trier, Dogville


E come in ogni bella storia che si rispetti, finisce che lui è una totale delusione e lei gli spara in testa...


Nota a margine: non è l'aspetto più rilevante del film dove l'ipocrisia, la meschinità, la paura dell'altro sono protagonisti schiaccianti, però mi piaceva sottolineare questa parte...

Nota a margine della nota a margine: i maschietti sono avvisati... il prossimo che mi tratta male: BANG! (e soffia sopra la pistola fumante)

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