Girodivento

Perché la parola è vento, principio primo dell'essere, scintilla dell'infinito

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giovedì 16 maggio 2013

Secondo voi...


... è normale sognare il proprio matrimonio, durante il quale, proprio sul più bello entra in scena una moltitudine di persone che iniziano a farsi gli auguri fra loro e voi spalancate gli occhi, terrorizzata da quella folla che si bacia  e si abbraccia, e cominciate a sentirvi male? Ma non finisce qui, potrebbe trattarsi del classico sogno pre-nuziale e amen. Sogno in cui non vi ricordate la vostra entrata in chiesa e chiedete alla vostra testimone se avevate il velo sul viso e lei vi dice che no, il velo era dietro e voi rimanete perplesse. Poteva essere un sogno banale, come se ne fanno tanti, dovuto allo stress di organizzare tutto in poco tempo e con poche forze, e invece no. 
Ve ne accorgete quando, quasi sommersa da quella folla urlante di gioia, dall'alto dei cieli arriva un'astronave con gli alieni, un'astro-ambulanza per la precisione, che vi porta a Londra per salvarvi la vita, ma mentre siete lassù col vostro bellissimo abito da sposa, vi accorgete che state meglio e che volete tornare indietro. Avete un fiore rosso tra i capelli e vi ricordate che voi odiate il rosso, ripromettendovi di litigare con la parrucchiera, che vi ha persino fatto i capelli ricci, tutti appiccicosi. Insomma, volete scendere dall'astro-cosa, sulla quale nel frattempo si sono materializzate le quattro attrici di "Tutti pazzi per amore" (non chiedetemi il perché, lo ignoro). 
Allora i bravi alieni vi dicono che potete scendere, ma dovete lanciarvi dall'astro-ambulanza con dei caschi paracadute. Fate notare che i vostri capelli ne risentirebbero e così gli alieni, che in fondo sono bravissime personcine luminose con tanti bottoncini colorati, vi danno una coperta paracadute, anche perché nel frattempo fuori inizia a piovere e potrebbe essere il colpo di grazia per la vostra già precaria acconciatura. Le attrici si mettono i caschetti e si lanciano. Voi non ci pensate due volte e fate un salto (certo, nei sogni sono coraggiosissima, non c'è che dire!). 
Vi ritrovate nella strada che va verso la chiesa, le attrici sono scomparse e voi vi accorgete che il sacerdote ha spostato l'altare sul piazzale antistante la chiesa. Riprendete il vostro posto, ma... la seconda lettura viene letta dal fratello della vostra diletta allieva e non doveva leggerla lui; arriva il pasticcere con una torta minuscola e, di fronte al vostro sguardo attonito, dice che vostra madre gli ha ordinato una torta per sei persone, invece che per sessanta. Voi sputate fuoco e fiamme e vostro padre, il vostro eroe, dice: "Non preoccuparti, ti farò fare una torta a tre piani". 
Vi accorgete di avere la fede al dito, ma siete sicure di non esservi sposate e, infatti, guardate lo sposo che vi fa segno di rimettere la fede sul cuscino portafedi, perché ancora non è stato celebrato il matrimonio (però, la fede mi stava da Dio). In quel momento guardate il libretto della messa e vi accorgete che manca la preghiera strappalacrime che avete scritto per l'occasione... e così vi rivolgete sempre a lui, al vostro supereroe e con lo sguardo supplice e adorante di figlia lo mandate a casa a prendere il quaderno rosso su cui avete scritto la preghiera.

Francamente non ricordo com'è finito. So solo che in quel sogno assurdo ho camminato così tanto, ho corso, mi sono lanciata dall'astronave, ho dovuto tenere a bada tante di quelle cose e persone... che alla fine mi sono svegliata più stanca di quando sono andata a dormire. Se continua così, mi verranno i capelli ricci per l'esaurimento nervoso...

giovedì 9 maggio 2013

Aggiornamenti sparsi



Lavoro: un progetto iniziato che si spera vedrà i suoi frutti. Le solite lezioni all'adolescente che pensa più alle feste che allo studio: se si fa dare qualche debito, rovina l'estate anche a me. Se mi rovina l'estate, le farò fare tripla dose di compiti, perché mal comune non è mezzo gaudio, è doppio stress!

Salute: meglio non aggiornare. Diciamo peggio del solito. Mentre scrivo, il gorgogliatore dell'ossigeno fa da sottofondo al ticchettio dei tasti. Io speriamo che me la cavo, altrimenti, scavo.

Amore: ah ah ah ah ah. Follia. Si può organizzare tutto in soli tre mesi? Solo se si è completamente pazzi e si sta contemporaneamente ristrutturando casa (siamo arrivati alla pavimentazione, olè). Ad oggi siamo a questo punto:
  • abito Ale: preso! Sembro una principessa e mi sono pure emozionata quando l'ho indossato. Stranamente anche mia mamma era d'accordo. Sono sicura che quel giorno nevicherà.
  • abito kamikaze: scelto, dietro il mio saggio consiglio e contemporanea corruzione del personale dell'atelier. Il promesso sposo fa la sua figura (e che figura!!!). Mi è stato appena confidato da mia mamma in versione spia, capace di estorcere confessioni persino a un innocente, che anche lui si è emozionato durante la prova... e a me che invece sembrava più cazzone del solito! Allora è umano...
  • partecipazioni: ordinate.
  • chiesa: prenotata. Cioè, non proprio la chiesa. Diciamo che saremo all'aperto alle spalle della chiesa.
  • corso prematrimoniale: in corso. Il diacono e la moglie vengono a casa a darci lezioni private. Alla seconda lezione volevano che partecipassi insieme a loro al corso per nubendi, per istruire gli incauti che si incamminano sulla via del matrimonio e perché si sa, ho sempre preso il massimo dei voti in tutto e ho la vocazione dell'insegnante. Poteva mancarmi questa? Ovviamente non ci posso andare. Però ho sfoderato tante di quelle perle di educazione cattolica, buon senso e analisi, che invece di 16 incontri, chiuderemo tutto in 4. Uffa! Mi stavo entusiasmando. Mi farò grasse risate quando il kamikaze dovrà confessarsi. Temo non si ricordi nemmeno il Padre nostro... ah ah ah!
  • trucco e parrucco: fissate le prove. Il quesito dell'anno è il seguente: riusciranno i miei capelli iperlisci a restare in piega senza lacca? La parrucchiera suda freddo. Ma che gusto c'è nel vincere facile? Sono le grandi sfide che rendono gli uomini degli eroi. Insomma... devo cercare una lacca senza profumo e senza sostanze che mi facciano venire l'asma. 
  • cognato: l'entusiasmo l'ha invaso e reso invasato. Mi giungono strane voci riguardanti cavalli e colombi. Che il circo sia con noi!
  • libretto per la messa: in corso d'opera.
  • preghiera di ringraziamento: scritta in un particolare momento di ispirazione. L'insonnia genera mostri. Voleranno lacrime a gogò.
  • fotografo: prenotato.
  • fioraia: prenotata. Ah, sì. ovviamente nessun fiore profumato. "Comeeee?!! Va bene, c'inventeremo qualche decorazione".
  • location: prenotata. Sarebbero dovuti arrivare dei menù via mail, ma tutto tace. Evidentemente resteremo a digiuno.
  • bomboniere: in serbo grandi sorprese.
  • fedi e regali per paggetto e damigelle: prenotati.
  • damigella 1: "io voglio il vestito fuskia!" Va bene, Daffy, quello che ti piace di più.
  • damigella 2: D. tu sei grande e porti lo strascico, sarai la Pippa della situazione. Guarda che se inciampi, mi fai cadere faccia a terra e se mi rialzo altro che compiti. Ti faccio fare latino fino alla fine dei tuoi giorni, capito? "Tutto chiaro. Ma il vestito me lo posso prendere color avorio?" Prendi quello che vuoi, ma ora, ti supplico, impara chimica e non farti dare il debito. "Sì, ma i capelli come me li faccio?".
  • testimoni: scelti, avvisati e felici.
  • fratello: commosso e recante in dono l'abito dei miei sogni.
  • suocera: entusiasta. Nei meandri della sua casa conserva tanti di quei servizi acquistati negli anni, che ho l'imbarazzo della scelta. A giorni supervisionerò il patrimonio stimato in piatti, bicchieri e biancheria. Il bello del Sud...
  • mamma: in concorrenza con la suocera per tirar fuori il corredo. Ricordo a tutte e due che non abbiamo alcun mobile. Quindi, state calme e non vi agitate. Prenderemo solo il necessario. 
  • mamma 2 la vendetta: "fatti mettere un tappeto fuori, perché tu alla prima pietra inciampi e cadi". Come mi conosce la mamma, nessuno al mondo. 
  • papà: sì, la cravatta te la devi mettere. Il tempo di accompagnarmi all'altare e fare due foto, poi sei libero. Comunque si è messo a dieta per non sfigurare.
  • invitati: pochi, ma buoni e si spera, non profumati. No, nemmeno puzzoni. Neutri va bene. No, non si fuma nemmeno se siamo all'aperto e no, la sposa non si bacia. Si saluta da lontano e basta. 
  • scontenti: quelli non mancano mai. Se non sei scontento godi solo a metà.
Come? Quando? Ah, non ve l'ho detto? Il 31 luglio... e se piove siamo rovinati!!!

martedì 23 aprile 2013

Lettera dal nulla

Giovanni Boldini, Studio di donna che scrive. Olio su compensato. 1920 circa


Ti scrivo dal tempo che non abbiamo avuto, da quello che più non avremo. Ti scrivo da una stanza mai esistita, da una piccola casa affacciata su un mare straniero, al tramonto, quando l'orizzonte si fonde col cielo nell'oro rosso di un sole morente.
Ti scrivo su un pezzo di carta strappato a quel che sarebbe potuto essere, tracciando parole col ruvido segno di una matita consunta, perché la penna permane oltre la pelle e gli occhi, mentre il fruscio di questa grigia mina è destinato a sbiadire, sfumare, spegnersi d'ombra sottile.
Ti scrivo dai giorni che mi sono negati, da una vita che non vivrò, da un dolore che vorrei aver dimenticato. Ti scrivo perché il tempo non significa nulla, se in questa vita spazzata via dalla pioggia o in quella spenta dentro ai tuoi occhi, io continuo ad amarti di un amore struggente.
E non c'è assenza che non abbia nome attesa, in un frammento d'alba che io non conosco, in un giro di vento e di cielo rubino, che un giorno mi riporterà a te.

Ti amo

sabato 20 aprile 2013

In altra vita attesa

Herbert James Draper, A Water Baby1900. Oil on canvas. Private collection


Dormi, mio piccolo sogno,
non svegliare l'ombra.
In altra vita attesa
ti cullerò
brezza marina
a sussurrare
storie d'onda e sale.

Dormi, mio piccolo sogno,
una carezza di luce.
In altra vita attesa
custodirò il tuo tempo
piccoli passi di sabbia
sulle rive del vento.

Dormi, mio piccolo sogno,
nel cuore del silenzio.
In altra vita attesa
sorriderò ai tuoi occhi
perle di vetro verde
così simili ai miei.

venerdì 12 aprile 2013

Sulla torre nell'isola di Shalott

John Atkinson Grimshaw, The Lady of Shalott. Oil on canvas. Private collection

Ci urti contro come se fosse un muro, ma è soltanto un profumo. Ti viene addosso sulla porta d'ingresso e tu resti lì, immobile, senza difese, senza fiato. Stordita, percorri i due metri che ti separano dal balcone alla ricerca d'aria. Ma quell'odore dolciastro, intenso, arriva fin lì e ti senti mancare le forze, il respiro, un pugno ti stringe al centro del petto, il cuore inizia la sua folle corsa. 
Fai appena in tempo a dire all'uomo distratto sul divano: "Chiami il dottore. Mi sento male". La gola si chiude. Il corpo lotta. Spasmi violenti ti scuotono. Mani frenetiche scavano alla cieca nella borsa alla ricerca di un cilindro di plastica bianco e rosso che metterà fine al dolore. Inali una prima, una seconda volta. Sembra che la presa sul petto si allenti, ma è solo un attimo e arriva un conato, un altro ancora. Stai soffocando e lo sai. Dai bronchi un'ondata di muco bianco, denso si fa strada lentamente attraverso l'esofago, cercando di uscire da una bocca aperta in uno spasmo che ha fame d'aria. 
Stai soffocando e non muovi più le gambe. Stai soffocando e vedi tutto quel che ti circonda sfocato. Ti resterà impresso solo un pezzo di cielo azzurro, tra quel balcone e il dolore. Arriva trafelato il dottore. Gli occhi liquidi e velati. Ti parla, ti dice di stare calma, ma tu non sei agitata, tu ci sei già passata e lo sai che agitarsi serve solo a complicare le cose. Lui ti ripete di stare calma, ma tu lo senti che ha paura. Anche la paura ha un odore di morte. 
I conati aumentano e tu stai perdendo sensibilità. Ti chiedi quanto tempo possa resistere un essere umano senza respirare. Senti che lui, quello col camice bianco, in quel momento si sta augurando che tu resista il più a lungo possibile. 
"Dammi il braccio."
Eh, fossi capace di muoverlo, volentieri. Penso.  
"Non preoccuparti, con questa andrà meglio."
Mi toglie la giacca, prova a mettermi il laccio emostatico. L'ago entra una, due, tre volte. La vena si rompe. Niente da fare.
Questa volta ci resto secca, penso. Nel frattempo temo di essere diventata cianotica. Gliel'ho letto negli occhi il terrore. Ma lui non è tipo da desistere.
Al secondo tentativo, con l'altro braccio, la vena si concede e il cortisone entra in circolo. Faccio in tempo a sussurrare: "Poco" e lui fortunatamente capisce che anche quello mi fa reazione ed evita di dar fondo alla fiala. D'altra parte, quando sei sul punto di andartene, devi scegliere il male minore. Così ti becchi gli effetti del cortisone, ma almeno respiri di nuovo.
Passi l'ora successiva in stato di semi incoscienza, senza riuscire a muoverti, a parlare, a pensare. Bianca come le pareti della stanza. Non controlli nulla di te. Galleggi nell'aria e senti la sua voce che ti tiene sveglia. Le punture dell'ago per verificare la sensibilità e questa volta il dolore è un segnale che ci sei ancora. No, la mano non è tornata, ma tornerà più tardi. Per il momento sei lì e sei ancora viva.
Un'altra stanza, quasi del tutto vuota. La bombola dell'ossigeno dietro la porta. Un pianto breve e improvviso, perché no, non te l'eri immaginata così la vita, sulla torre nell'isola di Shalott. Eppure ci sei e questa è la tua vita. Asciughi le lacrime, ingoi il silenzio e spegni la luce. Domani potrai raccontarlo e non ti sembra poco. Non è ancora tempo di volgere lo sguardo a Camelot.

martedì 9 aprile 2013

Quando nelle ricette...

... c'è scritto di aggiungere il succo di un limone, forse non dovrei considerare i limoni del mio albero...

Foto: Ale

Quello che pesa di più si aggira intorno ai 700 grammi. Non occorre che aggiunga altro, vero?

sabato 30 marzo 2013

BUONA PASQUA!!!

Foto: Ale.


Chiedete a vostra madre di comprare delle uova per i bambini, perché voi non potete uscire. 
Non innervositevi (troppo) quando lei tornerà con due confezioni da tre banalissimi ovetti kinder che nulla hanno di pasquale.
Aguzzate l'ingegno e con fogli di carta velina e materiale vario, opportunamente conservato in tempi remoti, rendete gli ovetti kinder adeguati alla circostanza.
Fotografateli e scrivete un post.
Tenete a bada la vostra gatta, che da due giorni ha deciso che la sedia su cui sedete comodamente davanti al pc dev'essere sua e solo sua. Fate finta di nulla, mentre tenta con manovre diversive di farvi alzare per poi fregarvi il posto.
Caricate la foto sul post e infine cedete la vostra sedia ad Ariel, che nel frattempo si è messa tra voi e lo schermo, ma prima cliccate su "pubblica".

BUONA PASQUA a tutti!!!

lunedì 25 marzo 2013

Fuori, la vita



A volte lente, bianche e sottili.
Altre volte rigonfie e furenti.
Altre ancora disegnate nel cielo.

Colori al tramonto.
Oscurità trafitta di stelle.

Ali a rincorrersi nell'azzurro
ombre che bruciano nel sole.

Lune di primavera.

Passaggi di tempo immobile
fino alla fine dei venti.

La vita scorre altrove.

Dietro la mia finestra
il silenzio.


venerdì 22 marzo 2013

Primavera non bussa



Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura.
Ha le labbra di carne, i capelli di grano.
Che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.

Fabrizio De Andrè, Un chimico





domenica 17 marzo 2013

In alto i cuori


         

In alto i cuori quando il sole scende
ed il buio copre la città.
In alto i cuori quando senti più freddo
e non c'è niente che ti scalderà.

In alto i cuori quando il cielo è muto
e anche la pioggia non ti ascolterà.
In alto i cuori se ti senti smarrito
perché qualcuno ti ritroverà.

In alto i cuori quando tutto brucia
ed il fuoco non si ferma più.
In alto i cuori quando tutto è perduto.
In alto i cuori portali lassù.

In alto i cuori se l'anima è spenta
e resta accesa solo la TV.
In alto i cuori quando tutto è silenzio
in un paese che non brilla più.

In alto i cuori riprenditi i tuoi sogni.
Tienili stretti non lasciarli più.
In alto i cuori quando tutto è finito.
In alto i cuori guardali lassù.

In alto i cuori quando tutto crolla
ed il sipario non si alza più.
In alto i cuori se poi senti lontano
ridere e piangere e ridere di più.

Massimo Bubola


lunedì 11 marzo 2013

Abbiamo perso tutti

Paul Delaroche, Young Christian Martyr. Oil on canvas. 1855. Louvre. France

Il 9 marzo, di mattina presto, nel più atroce dei modi.
Il 9 marzo, nell'indifferenza disumana dello scarica barile.
Il 9 marzo, nel giorno del tuo compleanno.

Lottando fino alla fine, donando Luce e Amore, attraversando lo strazio di una sofferenza indicibile.
Te ne sei andata così, angelo mio, mia dolce, amatissima amica. Te ne sei andata nel pieno della giovinezza, dei sogni, di una vita ancora da vivere. Te ne sei andata sgomenta, disperata, perché nessuno ha voluto aiutarti. Nessuno. Nessuno di quelli che avrebbero potuto. Nessuno di quelli che avrebbero dovuto.
Perché si muore così, oggi, per una malattia che nessuno ha interesse a riconoscere, che nessuno ha interesse a vedere. Si muore. E la morte non è un'opinione.
Te ne sei andata nel più atroce dei modi e non c'è consolazione per questo dolore. Non c'è consolazione. Il mio cuore sanguina, la mia anima sanguina, tutto dentro di me sta esplodendo. Tutto.
Amica mia, mia piccola stella, che hai illuminato di grazia la vita di chi ha fatto un pezzo di strada insieme a te,   adesso sei libera nel vento, con i tuoi lunghi capelli e i tuoi occhi limpidi che guardano il cielo.
Ti aspetterò nella casa che abbiamo sempre sognato, in mezzo al verde e ai fiori, libere dal dolore e dall'indifferenza, abbracciate alla Vita, ubriache di sorrisi, felici e bellissime.
Il mio non è un addio, ma solo un arrivederci. Quando c'incontreremo nel per sempre di Luce, saprò riconoscerti e ti terrò stretta a me, sorridendo per un tempo infinito.

giovedì 7 marzo 2013

34

E anche quest'anno... BUON COMPLEANNO, Ale!!!

Foto: Ale

Note a margine:

  • Prima volta in assoluto in cui mi sono cimentata con la pasta di zucchero.
  • L'interno è farcito con crema alla nutella e base cioccolatosa.
  • Grazie al Kamikaze, che ha amalgamato la crema, me l'ha passata sul naso e poi ha benevolmente steso la pasta di zucchero col mattarello, perché, quando ci vuole la forza bruta, un uomo deve saper fare la sua parte.

lunedì 18 febbraio 2013

PRIMAAAAAAAAA

George Frederick Watts, Sir Galahad. Oil on canvas. 1862. Fogg Art Museum, Harvard University, Cambridge, Massachussetts, United States

Perché gli eroi son tutti giovani e belli*...

BUON COMPLEANNO, Swann!



Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia...

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori...

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore...

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno...

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura...

Correva l'altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno..."

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice...

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l'ultimo suo grido d'animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava...

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia!

Francesco Guccini, La locomotiva

domenica 27 gennaio 2013

Un consiglio musicAle

Foto: Robert Doisneau, L'après-midi d'un faune. 1957

Carissimi lettori e lettrici,
vista la mia scarsa competenza musicAle, vorrei chiedervi un consiglio.
Mettiamo caso che io vi dessi un tema, tipo un'allegra festa in giardino d'estate, per un'occasione di cui al momento non sono autorizzata a parlare, e vi chiedessi la colonna sonora di questa serata, che dev'essere di sola musica e niente parole e che rifletta me (per l'idea che vi siete fatti di me, ovviamente), voi cosa suggerireste?
Sono graditi i link di youtube ed è previsto un premio a sorpresa per chi saprà consigliarmi meglio.
So già che la signora Silvana sarà l'avversario più temibile.
Stupitemi ordunque con qualche effetto speciAle!!!

martedì 22 gennaio 2013

Casa dolce Casa


Questo periodo intenso, pieno di cose da fare, pieno di idee e di progetti. La casa che ha preso forma ed è tutta una scommessa. Gli architetti armati di santa pazienza, io che devo approvare ogni dettaglio pena il pentimento e la fustigazione eterni. No, scherzo, c'è solo il piccolissimo problema che, se non presto la dovuta attenzione e sbaglio qualcosa, corro il rischio di non poterci abitare e non mi sembra il caso. Ho dovuto imparare tante cose, dalle tecniche di costruzione ai materiali, agli impianti. Voi li conoscete i meandri delle vostre tubature? Ebbene, io sì, materia noiosa, ma fondamentale. Considerando che ho dovuto vincere la resistenza del vecchio idraulico, che ha avuto un moto di ribellione all'annuncio che il materiale dei tubi l'avrei scelto io e non lui (sì, lo so, nella fantasia popolare l'idraulico è un figaccione tutto muscoli che viene a verificare l'impianto idrico quando il marito è fuori e la moglie è in baby doll - fantasia, appunto).
Gli elettricisti invece sapevano il fatto loro e parlavano a bassa voce. Lo confesso, l'impianto elettrico non l'avevo studiato bene, sapevo solo qualcosina, ma sono riuscita a non fare la figura della tonta e mi sono ripresa quando ho scelto gli interruttori. 
Con gli infissi è stato piuttosto semplice, avevo già testato i vari tipi di alluminio e dovevo solo scegliere il colore di finitura. Quando mio padre mi ha portato la cartella colori anche degli avvolgibili, volevo urlare. Lo sapevate che ci sono 57 varianti per quelle in alluminio e 27 varianti per l'acciaio? Alla fine ho scelto il colore n. 38. Bisogna sapere già di che colore vuoi dipingere gli interni e gli esterni, di che colore dovranno essere i pavimenti e gli infissi, prima che la tua casa, quella in cui dovrai passare il resto dei tuoi giorni, salvo provvidenziali vincite al superenalotto, diventi la casa di arlecchino. 
Per fortuna in tutto questo le forze del bene contrastano le forze del male e si sta riuscendo a far tutto senza troppi spargimenti di sangue. Infatti, dalla mia ho quell'anima santa del Kamikaze, nonché promesso sposo, col quale condividiamo lo stesso senso estetico (Deo gratias!). Certo, se avessi dovuto fermarmi al modo in cui si veste, avrei dovuto evitare di rivolgergli la parola, ma ho imparato ad essere meno istintiva e a non farmi sconvolgere dalla sua pazzia. Tralasciando il fatto che l'ultimo dell'anno si è vestito con un abbinamento che ha turbato il mio spiccato gusto per gli accostamenti di colore, corrompendo persino la mia migliore amica che ha finto di approvare il look, salvo poi scoprire che l'aveva fatto apposta per farmi uno scherzo (sì, è burlone, tanto tanto burlone - e se qualcuno mi vedesse mentre scrivo, noterebbe un desiderio non tanto represso di strozzarlo); posso comunque affermare che ci piacciono le stesse cose, ragion per cui, fila tutto liscio quando dobbiamo valutare i dettagli che prenderanno forma in questa benedetta casa. Dall'altra parte, in agguato nell'ombra, cospirano le forze del male (leggi: mia mamma), forze che hanno fatto della politica del bastian contrario la loro bandiera di vita. Tali forze vengono neutralizzate nascondendo accuratamente le cartelle colori e dirottandole verso altri lidi quando le maestose maestranze varcano la porta di casa.
Dei pavimenti abbiamo perso le tracce. Avrebbero dovuto inviarci i campioni, ma non s'è visto ancora nulla. In compenso ho fatto bella figura con i piastrellisti quando ho annunciato che avrebbero dovuto montare un gres porcellanato finto legno monocalibro rettificato e colorato in massa. Sempre che arrivino i campioni, beninteso, e si possa scegliere la variante di noce più adeguata. 
Mi piace la luce della mia casa, anche se non ci sono ancora porte e finestre, mi piace pensare a quello che farò e alla vita che passerà tra quelle stanze. Mi piace pensare a questo piccolo mondo che giorno dopo giorno si sta delineando, dopo che tutto è crollato e ho dovuto reinventarmi. Mi piace pensare che possa esistere anche per me un rifugio, un abbraccio, un porto sicuro dove riposare, senza sentire il peso di quel che mi porto addosso, di questa malattia che tanto toglie e mortifica, ma che non è riuscita a vincere la volontà e l'amore.
Nonostante ci siano giorni duri, nonostante il dolore spesso si mescoli alla paura e all'angoscia, sento in me il soffio lieve della speranza, come il bacio di un raggio di sole al mattino. Nonostante il limite del corpo, che non è mai limite dello spirito, percepisco forse più di tanti altri il valore della vita, il gusto del non arrendersi, la riconoscenza per quello che posso ancora assaporare... per questo medito una grande, dolcissima ed eccentrica follia. Perché una cosa la malattia me l'ha insegnata davvero, che non bisogna sprecare il tempo e che la felicità non dipende da niente che non sia il sorriso che ci brilla dentro.