Girodivento

Perché la parola è vento, principio primo dell'essere, scintilla dell'infinito

domenica 31 luglio 2016

Tre - Le stelle hanno chiuso gli occhi

Fabio Maddalo, Amazzone. Acrilico su tela. 2013

Vieni, andiamo a prenderci la luna, mi hai detto ieri, con un sorriso che ha illuminato la notte. Ed io ti ho preso per mano e ho sognato con te, percorrendo il vialetto di pietra e foglie.
Nei buchi di fronde abbiamo salutato le stelle, che hanno chiuso gli occhi davanti ai nostri baci, pulsando di luce più intensa al ritmo del nostro cuore impazzito. 
Ti osservo quando non mi guardi e mi riempi l'anima di vento, di arresa impazienza, di carezze che il tempo scompone per farne nuvole d'incanto. 
Ti sento negli occhi, nel sigillo che hai inciso sulla mia pelle, negli abissi del cuore che hai percorso ridendo. 
Ti devo l'appartenenza al giorno, la maestà del buio, la follia della vita. 
Ti racchiudo in un cielo diverso, una promessa sfumata, per raccontare la stagione che ci vedrà, uniti, dar vita all'inatteso.
Custodisci i miei sogni e le parole che sai, prima  ancora che la lingua dia loro forma. 
Questa notte le stelle sono diamanti di lucciole. 
Vieni, cammina con me, andiamo a prenderci la luna

giovedì 21 luglio 2016

Leggerezza

Eliana Calò, La leggerezza. Olio su tela. 2016

Nuvole. Nuvole e vento in questo cielo sospeso, in questa terra dimenticata del sogno.

Lasciare andare l'inutile peso di parole che si attorcigliano su se stesse, sempre più pesanti, sempre più opprimenti. 
Lasciare andare pensieri, ricordi, sensazioni che erodono il tuo senso di luce e di bellezza. 
Lasciare andare persone impantanate nel fango delle proprie autoassoluzioni, della loro miseria esistenziale, che le vede sempre sconfitte e perdenti e sempre vittime di un male che si portano dentro, ma a cui fanno indossare la maschera dell'altro.

Coltivare l'impazienza di vivere, l'armonia del verso, la misura dell'arte come espressione ultima dell'amore di sé.
Coltivare i silenzi, la solitudine irriducibile della propria anima, la poesia del dolore.
Coltivare luce alle porte dell'alba e addormentarsi nell'ombra di desideri inespressi.

Liberare il senso di sé, la pienezza del giorno, la maestà della notte che ti batte dentro. Crepitare di fiamma negli occhi. Mollare gli ormeggi. Lasciarsi gonfiare le vele dal vento. Salpare. 

E non tornare indietro.

domenica 10 gennaio 2016

Special guest post - CRONACHE TERRONICHE by Straf

Voi pensavate che... no, un attimo, voi pensavate?! Insomma, mentre voi pensavate, noi eravamo intenti a... lascio la parola a una biografa d'eccezione, tale Straf de Nanolis, che è sopravvissuta a una settimana terronica con emozioni per tutti i cuori, i fegati e i polmoni.



Per inquadrare la situazione che sto per descrivervi, è bene che vi rendiate conto, già dall'inizio, del grado di follia della protagonista, qualora non l'aveste ancora compreso (ma ne dubito). 
Immaginate una donna alle prese con i preparativi del suo matrimonio che decide di invitarne un'altra che non ha mai visto, ma che per qualche strana ragione considera sua amica.
Ecco, quell'amica che accetta l'invito sono io (che pure in quanto a stranezze sono messa bene), e l'altra è la nostra padroncina di casa. 

Dopo ben due anni e mezzo da quello che, a detta di Rania di Giordania e Tommy Riccio fu il matrimonio del millennio, le due decidono di rivedersi. 
Ed è da quest'ultimo incontro che parte il mio viaggio, dal quale mentalmente non ho ancora fatto ritorno. Un po' come se avessi fumato Ayahuasca per un mese di fila sulla vetta del monte Chopicalqui in compagnia dell'anima di uno sciamano Inca. Ma peggio. 

Il primo treno ­­che dovrebbe portarmi in terra pugliese parte alle 9.46. Da malfidata quale sono, mi ritrovo alla stazione a bofonchiare qualcosa tipo: "Figuriamoci se non fa almeno dieci minuti di ritardo". E invece no, mi sono dovuta ricredere: erano solo quarantacinque. 
Joe R. Lansdale ha detto che Il Texas è uno stato mentale. Si vede che non è mai stato in Campania. Un dipendente Trenitalia in vena di chiacchiere, dopo aver discusso per mezz'ora con dei suoi colleghi del mai affrontato tema dei politici che rubano e sono tutti uguali, si rivolge a me chiosando: "Quann' scenn' ra Napul' fa semp' ritard'. Va' a capi' pcché". 
Mi appresto quindi a lasciare la mia terra natìa, con la mia valigia di cartone e i miei doni mangerecci e non, salutando mia madre, che probabilmente teme sia l'ultima volta che mi vede, e dopo appena sei ore arrivo a destinazione. Questo perché le nostre regioni sono confinanti. 

Il Kamikaze è lì che mi aspetta alla stazione, puntuale come solo un terrone all'inaugurazione di un negozio con buffet libero. Mi porta dalla mia Alej, che mi abbraccia stretta saltellando e mi presenta alla banda di bambini-tutor-maestri che fa parte del suo mondo fatto di lezioni, che prevedono il da lei collaudato metodo Rottenmeier-Montessori, la scrap art, giardini d'inverno come se piovesse e tanti, tanti gatti. È, se possibile, ancora più giovane di quanto ricordassi, meno temperella, amorevole come suo solito e sarcastica col povero Kamikaze, che non fa altro che adorarla e ripeterle da mane a sera: "Amore mio". 

Da lì in poi, l'idillio

Vengo trattata, in casa Girocamini (composta da Girodivento, dal Kamikaze e dagli Scheggini, che trovano sul mio grembo il riposo dei giusti e sulle mie gambe il luogo ideale per affilare le unghie), come l'Infanta Margherita, ma senza posare per Velázquez, che in quei giorni proprio non poteva e si trovava a San Giorgio a Cremano. Vengo ripetutamente chiamata dalla nostra padroncina: "La mia nanola, la mia nanola", cosa che crea in me profondo sconforto, perché fino ad allora proprio non mi ero resa conto della mia condizione. Nonostante questi turbamenti psichici - ad opera di colei che quando tagliai i capelli corti mi disse che sembravo un paggetto - i giorni sembrano trascorrere sereni, tra sedute di trucco e chiacchiere, di posa di henné di appena dodici ore miseramente fallita e di pasti luculliani. 

Mi sento come se fossi a casa. Perché, nonostante non ci sia mia madre col suo bel pacchetto di ansie, viene brillantemente sostituita da Mater Girodivento, che con me è premurosa e affettuosa, ma con la figlia è come osmio che non raggiunge mai il punto di fusione. 
Ma un pomeriggio di dicembre dell'Anno Domini 2015, che mai scorderò, vado da Mater e Pater Girodivento. 

Da lì in poi, la tragedia.

Ho bisogno di alcune uova per fare un dolce e la sadica Alej mi suggerisce di chiederle alla sua genitrice. In verità, per quanto alla figlia sembrasse strano, di pomeriggio, mentre lei lavorava, mi faceva piacere andare a chiacchierare dai genitori bevendo una tisana e sgranocchiando un giorno mandorle e un giorno cubetti di confettura di mele cotogne fatta in casa. Ed è proprio durante una chiacchierata pomeridiana, che faccio la conoscenza della storia di una signora del posto vissuta circa quattrocento anni fa. 

Mater parla con enfasi e io ascolto con un po' di timore. La signora ha vissuto molteplici tragedie e lutti, possessioni varie e dolori, ma la sua fede incrollabile non l'ha mai abbandonata, e perciò la Madonna decide di graziarla, donandole il potere di compiere miracoli e la salute. Pensa se non gliela voleva donare. Ascolto con partecipazione il racconto, fin quando Mater esclama: "Ma io devo farti leggere un libro che parla di lei!". Si alza e va a rovistare nella stanza in cui dormo, in soggiorno, in cucina, ma niente. Pater cerca di farla tornare in sé ricordandole che più che altro mi servivano quelle benedette uova, ma ogni parola si rivela inutile. Azzardo un timido: "Mi sa che è tardi, devo proprio fare il dolce, però se trovi il libro mi fa piacere", dopo aver ricevuto l'allettante proposta: "Domani ti porto a Messa o alla Novena". Ritorno nella magione Girocamini con in testa l'allegro racconto demoniaco-natalizio e attendo il ritorno della padrona alla quale poi racconto l'accaduto, che con un angelico sorrisetto mi comunica: "Tanto so io dov'è il libro, non lo troverà mai". 

Ma evidentemente la nostra mancanza di fede ci punisce, perché nel giro di poco casa Girocamini diventa un lazzaretto: l'inossidabile Kamikaze non guarisce dal suo perenne raffreddore, anzi, peggiora; Alej inizialmente barcolla ma non molla, ma poi un po' molla. Temo di essere l'untrice che ha portato i germi e mentre gli altri peggiorano, io guarisco del tutto, grazie alle cure di un'Alej più alchimista che maj. 

Trascorriamo così gli ultimi giorni tra fazzoletti e bacilli, gatti posizionati dove meno te l'aspetti e crêpes salate preparate dalla sottoscritta, che essendo l'unica in forze tenta di accudire come può il resto della famiglia acquisita. Mi sento per un attimo mia madre, ne ho terrore, passa l'attimo di terrore, torno dalla nostra eroina che riposa a letto, raccomandandomi che riposi davvero, la quale mi comunica che no, non somiglio a mia madre, ma alla SUA. 

La mattina della partenza è arrivata e mi appresto a trascorrere altre sei ore su un treno che stranamente arriverà puntuale. Si affaccia la malinconia, ma lo sapevo già. Ci promettiamo di rivederci in estate e ci salutiamo e ci allontaniamo, ma senza allontanarci davvero. Ho con me una guantiera piena di pasticciotti alla crema, al cacao e al pistacchio. Servivano per la malinconia, giusto? Un rimedio dovevo pur trovarlo. 

Il treno si allontana, ho in testa le mie cuffie e la mia musica preferita, un moccioso grida a più non posso, nel vagone ovviamente il riscaldamento non funziona, ma io ripenso con un sorriso a quella frase scritta su un pezzo di legno e mi dico che sì, davvero, friends are the family we choose





domenica 1 novembre 2015

Parola di kamikaze - Mi raccomando


Fra due giorni io e il mio adorato papà partiremo alla volta della Germania, per un'ulteriore tappa non prevista, ma poco importa: l'importante è che io stia migliorando. Come succede sempre prima di un viaggio, mi è venuto il magone, anche perché l'idea di non stare insieme al kami mi intristisce un po'. Certo, starò con quel figo di mio padre e so che mi divertirò pure e ci abbracceremo stretti stretti, però il kami mi mancherà.
Evidentemente mancherò tanto anche a lui, ecco perché mi si avvicina piano piano e all'improvviso mi abbraccia forte forte.
Pochi minuti fa mi ha sussurrato, stringendomi a lui...

Kamikaze: Amore mio, mi raccomando...

Ale: Sì, vita mia, non preoccuparti...

Kami: Amore, mi raccomando...

Ale: Ma certo, amore, non preoccuparti, vedrai, mancherò poco, andrà tutto bene.

Kami: Sono un po' preoccupato...

Ale: Ma no, tranquillo, che vuoi che mi accada? Sono con papà, lui mi protegge e porta tutte le valigie.

Kami: Veramente sono preoccupato per me, non per te.

Ale: Amore mio, ma su, non essere triste, torno presto.

Kami: Ah, ma no, non in quel senso! Sono preoccupato perché lascerete tua madre a piede libero! Mi raccomando, dille di non stressarmi, di non prepararmi da mangiare e di non entrare e uscire da casa nostra per vedere se sopravvivo senza di te, ché lo sai che sono perfettamente in grado di cucinare e fare tutto il resto.

Ale: Ah, ecco, mi sembrava strano ti stesse venendo un attacco di nostalgia. Per consolarmi di questa delusione temo dovrò comprare qualcosa in quel negozio di Monaco che mi piace tanto, quello della carta e di tutto il materiale scrap.

Kami: Come se ti servisse una scusa! Compra quello che ti pare, ma ti prego, tieni lontana tua madre!

Ale: Ma sì non ti preoccupare, ci penso io.

Passano esattamente dieci minuti e mia madre si aggira come un avvoltoio intorno al kami che sta imbiancando il giardino d'inverno, pensando che io sia altrove. In silenzio mi metto in ascolto. La terza volta che con una scusa torna a parlargli esco e dico:

Ale: Mamma!!! Ma lo lasci in pace?

MammAle: Ah! E tu dove stavi? Giuro, non sto facendo niente!

Ale: Mamma, ti avviso, in questi giorni lascialo in pace, non tormentarlo e non preoccuparti di cucinare qualcosa per lui; è perfettamente in grado di fare da solo. Mi raccomando! Mamma, promettimelo!

MammAle: Io? Giuro! Giuro che non faccio niente, preparo solo per me. 

Trascorrono esattamente dieci secondi. Mia madre gira la testa verso il kami e, coerente con le sue promesse, chiede:

MammAle: Kamikaze, per domani sto preparando fagioli, ne vuoi?

Si preannuncia una Settimana Santa per il nostro eroe.

venerdì 9 ottobre 2015

Sileo

Edward Cucuel, Autumn sun. Oil on canvans. Private collection

Ai confini del tuo sguardo
disegno emozioni di tuono
linee di arresa assenza
con geometrie d'inchiostro fumo.

Accordo il vento
all'armonia della pietra
per suggellare il silenzio
per sostenere il ricordo
per governare l'abisso.

Annuso l'alba
nelle stelle ormai spente.
Lì dove riposa la notte
con gli occhi del buio.
Lì dove ho perduto un rimpianto
prima di un nuovo autunno.
Lì dove riecheggiano ombre
fra tempeste di senso.

Annodando pazienza alle labbra.

lunedì 3 agosto 2015

Parola di kamikaze - Resta sempre così

La casa è un laboratorio di idee, carta, colla, cartoncini ovunque, peli di gatto che rotolano come balle di fieno nel Far West. Le ultime settimane sono state afose, vorticanti, piene di quella vita che sembrava persa e poi sta facendo di nuovo capolino, timida, ma tenace.
Al grande evento manca veramente poco e regna il caos sovrano, ma la sensazione è quella che tutto andrà a posto come per incanto e che anche se non sarà come lo abbiamo immaginato, sarà bello lo stesso, perché desiderato, voluto, amato.
Mescolo colori e sentimenti, parole e immagini, musica e sorrisi. A volte i progetti prendono vita dal nulla, basta liberarli nel vento e seguire le scie che disegnano in mezzo alle nuvole. A volte basta ascoltare il senso di un universo che ti batte dentro e che non è mai andato via, era solo incatenato. A volte non importa altro che concentrarsi sul momento e viverlo, senza chiedere nulla che non possa bagnarsi di sole e luce.
E mentre danzo leggera tra i miei pensieri, lui mi fissa, con quello sguardo che si conficca nell'anima e dice:

Kamikaze: Amore, resta sempre così, con quegli occhi che ridono, lo sguardo da bambina e l'entusiasmo che traspare in ogni cosa che fai.

Ale: Dici davvero?

Kamikaze: Certo!

Ale: Non ti importa se ho messo la casa sottosopra, se sembra che viviamo dentro il negozio di Art & Craft che abbiamo visto a Monaco, se ogni tre per due gli Scheggini ci portano lucertole vive che poi si fanno scappare e che io devo inseguire perché a te fa schifo prenderle?

Kamikaze: Ma se ti ho sposato proprio perché prendi le lucertole con le mani e non bevi vino! Certo, se quei figli di buona gatta evitassero di portarle dentro non mi dispiacerebbe, però no, davvero non importa. Resta sempre così.

Ale: Amore!!! Ti ho fatto vedere i fiori giganti?

Non sappia la mano sinistra...

... e nel frattempo, il 31 luglio, abbiamo anche festeggiato un anniversario di smeraldo (non nel senso del 55° anno, ché non so se ci arriveremo), nel senso di smeraldo pietra preziosa.

Ale: Amore! Ma sei pazzo!!! Perché mi hai fatto un regalo così?

Kamikaze: Amore, per quante pietre preziose io possa regalarti, nessuna è più preziosa di te!

Ale: (sorriso furbetto) L'anno scorso uno zaffiro, quest'anno uno smeraldo, il diamante me l'hai regalato quando ci siamo fidanzati... quindi l'anno prossimo tocca al rubino!

Kamikaze: Eccola, le dai un dito e si prende un braccio.

Ale: Veramente, io ti do un dito e tu ci metti un anello, figo no?

... quello che fa la destra!

sabato 23 maggio 2015

Da un orizzonte straniero

Foto: Ale

Fa freddo in Baviera. Il cielo grigio dipinge l'orizzonte con pennellate uniformi. I cinguettii degli uccelli hanno lasciato spazio a un silenzio gonfio di pioggia.
Fa freddo tra le mie ciglia. Il verde scuro degli occhi si fonde al grigio del cielo, dissolvendo pensieri, annodando frammenti, rammendando gli strappi.
Fa freddo nella mia pelle, nel tempo sospeso di uno sguardo, nell'orizzonte perlaceo del vespro. Tra le pieghe di giorni futuri.

Che la pioggia frantumi l'attesa e quel che mi separa da me.

lunedì 11 maggio 2015

Forse il cuore

Edward Burne Jones, Love Among the Ruins. 1894. Oil on canvas. Wightwick Manor, The National Trust, United Kingdom.

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore...

Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie

domenica 26 aprile 2015

Passio

Herbert James Draper, Clyties of the Mist1912. Oil on canvas. 

Perduto rintocco d'ombra.
Smarrito ritaglio d'alba.
Soffiano tempi andati.
Venti di sbagli passati.



martedì 21 aprile 2015

Esclusio

 Herbert James Draper, Pot Pourri. 1897. Oil on canvas. Tate Gallery. London


Il mondo fuori.
Tu dentro.
Vorresti essere dentro.
Al mondo.
Ma resti fuori.
Dal mondo.

La tua finestra
ha i vetri rigati
di lacrime
pioggia
desideri perduti.

Ogni goccia
un tempo
non tuo.
Ogni sguardo
un pensiero
già spento.

Ogni ombra
di là dalla vita
folata effimera
che non ti sfiora.

martedì 7 aprile 2015

L'inevitabile

Valentin Serov. The Children. (Yura Serov) Detail. 1899. Oil on canvas. The Russian Museum, St. Petersburg, Russia.

L'ho vista.
Ho lasciato scorrere i pensieri sulla sua pelle trasparente.
L'ho vista e ho capito.
Silenzio.
Nessuna emozione.

L'ho vista e ho saputo l'inevitabile.
Poi ho ascoltato il mio cuore.
Non un sussulto.
Non un battito.
Silenzio.

Giochi di luce a illuminarle il viso. Riconosco il tuo sguardo dietro l'obiettivo. L'inquadratura del desiderio più grande che avevi. Due occhi profondi, ma non sono i tuoi, dove è caduta la notte ingoiando le stelle. Conserva di te soltanto l'espressione distante, la tensione verso qualcosa che non è, una malinconia immatura e ancora inconsapevole.
E allora penso che il dolore si può ereditare, come un vecchio orologio da taschino, e non puoi far altro che sapere che, per quanto gli darai la carica, lui si fermerà inesorabile e segnerà l'ora che scandiva i tuoi giorni, quando erano ancora pochi i passi dietro ai tuoi sogni e c'erano ancora due mani a reggerti il tempo.

Resto in silenzio, come quel meccanismo dimenticato in un cassetto che nessuno apre più. 
Senza attendere oltre.
Senza memoria di ieri.
Con un velo di polvere stanca a ricoprire il ricordo.
Silenzio.

mercoledì 25 marzo 2015

Nulla è in regalo

Warwick Goble, The Moon Maiden  


Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario.

Wisława Szymborska

mercoledì 11 marzo 2015

Una gioia che è nella lama del mattino

Jan Hendrik Weissenbruch, A Bomschuit On The Beach. Watercolour. Private collection

Spiaggia

Fluttuante, senza appiglio,
nuotando fuori dall'acqua,
volontario alla deriva
nelle ore, e nell'aria,
nella faccia del mattino.
Tutto fuggitivo, tutto
scivola, da tra le dita
il mondo che si dilegua,
la terra, la sabbia. Nubi,
e vele, gabbiani, schiume,
i biancori più svariati,
che mi tirano, li seguo,
li lascio. Ci sono, c'ero,
ci sarò? Ma senza andare,
venire, quieto, fluttuando
di qua e di là, nell'azzurro.
Ed una gioia che è
nella lama del mattino
rompe, taglia, riesce a sciogliere
nodi, promesse, gli ormeggi.
Frotte d'ombre come ninfe
che sfuggono ai loro corpi
in isole scatenate.
Con il suo carico inutile
di ricordi e di scadenze
- che non servono, che non servono! -
il tempo salpa le ancore.
Già sparito. Senza tempo,
la fretta e la calma uguali,
con che fretta, con che calma
gioca il lontano al vicino
appeso alla verdeazzurra
altalena delle distanze!
Suona il silenzio a distesa
di ammutolite campane
e compie il suo giuramento
ogni orizzonte dell'alba:
la vita tutta alla luce,
senza pesi, pura, fluttua
né in acqua, né in aria, in nulla.

Pedro Salinas, Sicuro azzardo