Perché la parola è vento, principio primo dell'essere, scintilla dell'infinito

venerdì 11 maggio 2012

Lettera a mia madre


Mi hai cullato quando ero bambina, consolato quando ero triste, sostenuto nei momenti difficili. Sei stata la mia confidente privilegiata. Mi hai nutrito, coccolato, vestito, permesso di studiare; mi hai ricoperto d'amore, ti sei sacrificata per me, annullata per me... ma non sei mai stata in grado di dirmi che valgo; sai dire "ti voglio bene" ma non "sei capace"; ti sei tenacemente battuta per tenermi lontana dal dolore e dal male e così, quando col dolore e col male mi son dovuta confrontare (ci si confronta sempre), quel dolore e quel male li ho sentiti di più; ti sei fatta venire la depressione quando sono partita per l'università, decisa a spiccare il volo, tagliare il cordone, crescere e diventare una persona adulta. L'hai visto come il più imperdonabile dei tradimenti, proprio tu che non ti sei mai preoccupata di aiutarmi a costruire quel minimo di autostima che avrebbe fatto di me una persona consapevole delle proprie capacità. 
Non ha mai significato molto che avessi i voti migliori ("è un tuo dovere"), che non mi sentissi attratta da eccessi e stravizi ("non è un merito"), che qualunque cosa facessi mi riuscisse e anche molto bene ("io l'ho fatta prima e meglio di te"). Non ha mai significato molto averti dimostrato di essere una persona indipendente e capace di riflettere con la propria testa, agire e assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Non ha mai significato molto ascoltare l'apprezzamento espresso nei miei confronti dagli altri, perché dagli altri occorre guardarsi e diffidare e tu, figlia, "sei troppo ingenua per capire".
Ogni volta che facevo un passo verso la costruzione di me come persona l'hai visto come il tradimento di un patto, di un legame. Ogni avvicinamento o attestazione di stima riservata a qualcuno si trasformava nel denigrare quella persona, nel mettermi in guardia, nel dissuadermi dall'affezionarmi. Ogni emozione provata, ogni esperienza vissuta non mi è stata mai riconosciuta come mia, perché l'avevi già vissuta tu. Per anni ho lottato per farti comprendere che io non sono te. Per anni mi hai appiccicato addosso la sensazione di non essere mai abbastanza (brava, educata, capace). Per anni hai cercato in me il riflesso di una figlia mai esistita, una figlia immaginata, una figlia impossibile. Eppure ti ho dato amore incondizionato, sono stata male perché sentivo di non essere all'altezza delle tue aspettative, perché tu inseguivi i fantasmi e non ti sei mai fermata a vedere chi fossi e chi stessi diventando.
Una madre immersa nel ricordo di un passato immodificabile, nel rimpianto e nell'insoddisfazione perenne, incapace di vivere senza preoccupazioni e angosce, unica depositaria del sapere e del modo più giusto di vivere, fare, pensare. Una madre profondamente infelice e arrogantemente convinta di saper gestire la vita degli altri.
Ho cercato di curare la tua infelicità e finalmente ho capito che non è possibile, perché le chiavi della gioia siamo noi a possederle e tu le tue le hai seppellite in un pozzo da tempo immemore. Tu non mi vedi, non mi hai mai visto, non mi conosci. Tu ti relazioni a un'idea di figlia che non mi appartiene, non sono io, non potrò mai incarnare. Se è amore il tuo, è un amore ossessivo, apprensivo, malato, un amore soffocante e distruttivo, perché tende a distruggere me, come essere diverso e separato da te.
Ho cercato per anni l'approvazione nei tuoi occhi, nei tuoi gesti, nelle tue parole; ho trovato solo l'amore di una madre che tutto perdona a una figlia reputata imperfetta e mai la tua consapevolezza del mio valore e della persona che ero, indipendentemente da te. Sfumature sottili, vero? Per me fondamentali. Sentirsi accettata solo perché figlia e vedersi costantemente rinfacciata la propria presunta imperfezione e non corrispondenza al modello non è la stessa cosa che sentirsi accettata come persona che ha in sé un valore intrinseco, che esprime la propria unicità, che non è tenuta a corrispondere a nessun modello.
Quante volte, con crudeltà, ti ho messo di fronte al fatto che potevo tranquillamente superarti nelle sciocchezze che tu ritenevi fondamentali? Quante volte, con rabbia, ti ho vomitato addosso il mio dolore di persona che non voleva essere solo figlia, ma riconosciuta per se stessa? Quante volte ti ho ferocemente ripetuto che le ferite dell'anima sono le più devastanti? E a cosa è servito? A farti piangere, a entrare in competizione e perdere e, infine, perdonarmi perché comunque "una mamma perdona sempre tutto", ma non a comprendere. Non ho mai desiderato un amore simile. Non è amore per me quello che vive l'alterità come una minaccia, negandola strenuamente.
Quante volte ho provato ad accontentarti? Ma nemmeno quello è servito, perché l'asticella veniva spostata  ogni volta sempre più in alto e l'obiettivo della figlia impossibile assumeva sempre più i contorni dell'annullamento di me come persona. Una battaglia persa in partenza.
I problemi di salute a fare da cornice al tuo delirio di avermi sempre con te. La malattia, infine, il buio più nero in cui sono precipitata. Sì, è vero, ne soffri anche tu. Ma sì, è anche vero che dalla mia malattia trai un consistente vantaggio secondario. Quel vantaggio che ti fa sentire indispensabile, che ti lega a me, che ti gratifica col pensiero di prenderti cura di me come se fossi ancora in fasce. Tutto questo non è crudele, è solo triste; è triste che tu, al di là del tuo ruolo di madre, non sia stata in grado di crearti una vita autonoma; è triste che nonostante tu abbia lavorato, ogni sforzo sia sempre stato finalizzato al benessere dei tuoi figli e mai anche al tuo. E tutto questo è triste perché, una volta che i figli (come è normale che sia) si sono distaccati e hanno iniziato a camminare per conto loro, tu ti sei sentita venir meno la terra sotto i piedi. E li hai colpevolizzati. Continui a colpevolizzarli.
Non ho mai scritto in questo posto di te, perché col tempo sono riuscita a spegnere l'interruttore di rabbia nei tuoi confronti e ho sviluppato una sana indifferenza alle tue critiche e borbottii costanti. Ci sono giorni in cui faccio molta fatica a mantenere un atteggiamento di sano distacco, di fronte alle tue continue intromissioni nella mia vita, nelle mie cose, nelle mie frequentazioni. Ci sono giorni in cui la scusa della mia malattia è solo il pretesto per controllare il mio campo d'azione. E sono questi i giorni in cui devo impiegare parte delle mie energie (che già sono relativamente ridotte) per difendermi da te, dalle tue parole, dall'irragionevolezza delle tue considerazioni.
Adesso non m'importa più di essere considerata capace o meno. Non cerco più la tua approvazione. Con fatica ho costruito il senso di me, la consapevolezza del mio valore. Tu non mi vedi e io questo l'ho accettato e sono fiera di me, perché, nonostante te, riesco a trovare i miei motivi di gioia, riesco a fidarmi degli altri, riesco a sorridere e ad essere soddisfatta e felice per piccole cose solo mie. Non mi sfiora nemmeno la paura di poterti assomigliare, perché non c'è niente di te che si riflette in me. E sono felice perché la consapevolezza di tutto questo ha fatto sparire il senso di colpa con cui hai intriso gran parte della mia vita.
Se la malattia è un limite, questo non significa che io non possa disegnare confini. A costo di andarmene via di casa e morire sotto un ponte nel giro di un mese, sono profondamente intenzionata a difendere i miei spazi di libertà. Tu questo lo sai. L'hai visto nel mio sguardo ieri sera, quando sono esplosa e ti ho detto che attualmente sei tu la cosa più tossica che mi avvelena. Sai benissimo che non m'importa di morire, di questo ne sei consapevole e so che ti terrorizza. Quello che ancora non hai capito è che, se ho deciso di vivere, è solo alle mie condizioni. Sono io a stabilire le regole della mia permanenza su questa terra. Nessun altro. Soprattutto non tu. 
Io non ti odio, provo tenerezza e tristezza nei tuoi confronti. Un bene che comunque non è mai svanito. Provo anche tantissima riconoscenza per ciò che mi hai insegnato di buono e per ciò che non ho condiviso, ma mi ha permesso di formarmi una mia visione del mondo. Tuttavia, se non mantengo la necessaria distanza fra noi, mi ammazzerai, e siccome non ho intenzione di morire a causa del tuo modo ossessivo di amare, sono costretta a difendermi e lo farò fino alla fine. 
Nulla conta di più che essere fedeli a se stessi e vivere come sentiamo sia più vero e giusto per noi. E tutto questo l'ho capito quando ho iniziato ad amarmi e a rendermi conto che la mia vita non doveva essere vissuta nel tentativo di far felici gli altri, ma, prima di chiunque altro, me stessa. Io me lo devo. Perché mi amo e perché so di valere, perché sono io e sono felice di essere la donna che sono diventata e quella che continuerò ad essere, seguendo la mia testa e il mio cuore.
Tu non mi lascerai mai andare. Ma sono io che lascio andare te.

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25 soffi di vento:

  1. sai che ho letto e mi son scese le lacrime.
    mi ritrovo in quasi tutto. e per me è ancora più strano perchè ora sono pure mamma e ho il terrore di commettere gli stessi sbagli che involontariamente i miei han commesso con me. io creco tutti i giorni di iniettare a mio figlio fortissime dosi di autostima. vorrei che lui sapesse fin da adesso che vale tantissimo, che vale più dell'universo, che è capace. vorrei che lui sapesse affrontare la vita con il coraggio di ha la consapevolezza di essere apprezzato, sempre.è il regalo più bello che posso fargli.
    ti abbraccio
    valeria, mi chiamo così.intillima è solo un nick percè adoro gli inti illimano soprattutto la canzone rin del angelito.
    http://www.youtube.com/watch?v=MyUjKpY9Nzc

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    1. Penso che i gesti valgano più di tante parole; se attraverso la fiducia e gli incoraggiamenti che gli darai, aiutandolo a camminare da solo, saprai trasmettergli l'orgoglio e la gioia che provi nel vederlo crescere e diventare autonomo e quindi altro da te, ecco, allora non correrai il rischio di replicare quello che è stato il tuo vissuto.
      Avevo intuito che il tuo nick derivasse dagli Inti-Illimani, quella canzone è strepitosa, grazie per averla condivisa qui.

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  2. ale cara... mi ritrovo in tante di queste parole e rivedo le stesse dinamiche. fa male, anche se diventi consapevole di chi sei e scegli la tua strada, fa sempre male, perchè in qualche modo pensiamo che la persona che ci ha messi al mondo debba amarci incondizionatamente... il problema è che ognuno ama a modo proprio... e il confine tra amore e ossessione è così sottile... ci vuole corazza anche qui, forse è la prima corazza che ci costruiamo.
    ti abbraccio fortississimissimo e non so dire altro perchè un po' mi vien da piangere. :)

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    1. Mia dolce Anto, non volevo farti piangere... ho scritto solo per sfogarmi un po'. Nel mio caso, credimi, ha smesso di farmi male da tanto, voglio solo che la smetta di ossessionarmi, perché sto perdendo la pazienza e non la tollero più.
      La scenata dell'altra sera ha sortito il meraviglioso effetto dell'essere lasciata in pace: non mi rivolge la parola, cucino per i fatti miei e non mangiamo insieme, oggi addirittura sono andati nella casa al mare e penso torneranno stasera. Non hai idea di che meraviglia sia per me stare in silenzio, provare ricette nuove senza sentirmi borbottare dietro e fare tutto tranquillamente. Non vedo l'ora che la mia casa sia pronta, così almeno avrò il mio spazio dove stare senza dover dar conto di come e quanto respiro.
      Ognuno ama a modo suo, è vero, non sto a sindacare sull'amore, sto solo rivendicando il diritto di non essere trattata come un'imbecille o una bambina di 5 anni. Nient'altro. Tanto lo so che è una tregua temporanea,nel frattempo me la godo... vado a finire di preparare un mega calzone ripieno e poi me lo pappo tutto (son tre giorni che riesco persino a mangiare di più, giusto per capirci...) :-)

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    2. tesoro.. ti rispondo in privato allora! Ps. ti ho chiesto di fb perchè nel frattempo mi son permessa di condividere questo tuo post... però ti potresti pure iscrivere... magari con un nick... ;)

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    3. Oh, no! Ho già dato, non lo sopporto proprio fb! ;-)

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    4. di mamma ce n'è una sola...e meno male! ;-D

      sono impegnative
      siamo impegnative
      l'amore di fatto si impara col tempo e la pazienza
      non è istinto o almeno non è solo istinto
      nemmeno quello di una madre (falsa mitologia l'istinto materno)

      ce lo insegnano i figli

      ciao alerina

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  3. quante di queste cose ho vissuto e quanta di questa sofferenza rivivo adesso... non ho molte parole per commentare, anche perché, con una buona dose di incoscienza, sono diventata mamma da poco più di un anno e spero soltanto di avere la forza di essere una mamma sufficientemente buona per mio figlio.

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    1. Penso che i figli vadano lasciati andare. Non esistono istruzioni per essere bravi genitori, i miei mi hanno sempre trasmesso tanto amore e non lo rinnego, ma tutti abbiamo il diritto di vivere la nostra vita come individui singoli e non costretti in un unico ruolo, soprattutto se in quel ruolo ormai non ci riconosciamo più...

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  4. Ale, la tua storia con tua mamma, con qualche particolare diverso, potrebbe essere la mia...ci ho sofferto e ci soffro ancora ma anche io la sto lasciando andare perchè ora è il mio turno e non posso e non voglio più vivere secondo le sue regole...il tuo post mi ha fatto piangere!

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    1. Secondo me si tratta di consapevolezza, se mia madre (come tante) fosse consapevole del dolore che provoca, non lo farebbe. Il punto è che quello che io percepisco come dolore per lei è manifestazione d'amore. Il nodo è tutto qui. Nel momento in cui siamo in grado di ascoltare e percepire la sofferenza degli altri allora, forse, saremo in grado di non perpetuarla.

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  5. La cosa fa pensare, riflettere, purtroppo da madre posso dirti che fare la madre non è facile, e ora capisco mia madre, certo non è stata e non è come la tua, anch'io avrei voluto sentirmi dire "sei brava" ogni tanto, per avere più autostima, però mi ha sempre lasciato andare, mi ha sempre fatto sbagliare con i miei piedi, è dura guardare un figlio e non poter intervenire quando cade e farlo rialzare da solo, è dura però devi farlo per il suo bene, perchè nella vita non ci potrai essere sempre tu a sostenerlo, devi dargli gli strumenti per andare avanti da solo senza di te.
    A volte ho paura che non riuscirò a darglieli o a darglieli nel modo giusto, però ammetto che siamo umani e anche le nostre mamme lo sono come lo siamo noi.
    Fai bene a volere la tua vita con tutte le forze, ad andare via perchè è giusto che tu lo faccia! Ti auguro che tu possa riuscirci con tutte le tue forze e se lei non ti darà la sua approvazione purtroppo sarà solo un suo problema!

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    1. Esattamente come dici tu. Siamo tutti esseri umani e sbagliamo. Ma dobbiamo essere in grado di dare ai figli gli strumenti per farcela da soli.
      Nel mio caso la situazione è complessa, perché non posso andare via. Stiamo solo dividendo la casa e avrò il mio appartamento tutto per me. Io non sto bene e non posso lavorare fuori. Purtroppo è la mia situazione di salute che rende esplosiva questa dinamica e mi rende economicamente dipendente dai miei. Dipendenza economica che sfocia in ricatto affettivo. Sto cercando di stabilizzare prima la mia situazione di salute e poi vedere come fare per avere un minimo di reddito che mi consenta di vivere.
      Mia madre non approva nulla di me, dal pigiama che indosso a come scolo l'acqua per la pasta, ma francamente me ne frego... il problema è suo, io ho staccato l'audio da un bel po' per sopravvivere. Mi accontento solo che la smetta di parlarmi a raffica, perché alla lunga è logorante, ma non per il contenuto (che è sempre lo stesso e non mi fa più male), semplicemente perché non sopporto il borbottio di sottofondo. :-)
      Poi per carità, è una bravissima persona, ma a una certa età e con certi presupposti è impossibile vivere insieme.

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    2. Più che altro, a mio parere, dovremo essere in grado di accettare che i figli sono altro da noi, sono persone diverse e riuscire a staccare il cordone ombelicale :) dovremo incoraggiarli a vivere, a fare delle scelte, a essere indipendenti e insegnargli che li amiamo nonostante tutto, nonostante sbaglino, dobbiamo in buona sostanza imparare a fidarci di loro!
      Purtroppo ci sono persone (e mamme) che amano in questo modo, in maniera apprensiva ed ansiosa. Penso a mia suocera, per lei nel mondo ci sono persone da "salvare" che hanno bisogno di consigli per vivere, soprattutto le persone che ama (i suoi fratelli, i figli, il marito, e ora noi nuore e i nipoti) che lei tratta come se fossero tutti bambini di 5 anni, senza testa per pensare, ha la sindrome da crocerossina :(
      E anche lei è come tua mamma, sta sempre li a dirti dove sbagli, e come avrebbe fatto lei ecc., starci affianco non è facile, infatti noi viviamo a 200km!
      Io quando entro in contatto con queste persone ho un rifiuto totale, mi viene proprio dal cuore, ho bisogno di aria, sarà perchè mia madre mi ha sempre lasciata libera di cadere con le mia gambe era li affianco per rialzarmi se avessi avuto bisogno, però dovevo farcela da sola (magari avrei voluto un pò più di apprezzamento per gli sforzi fatti) ma crescendo ho capito che a modo suo è fiera di me anche se con le parole non è molto brava.

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  6. Mi è sempre sembrata così finta, questa lettera. Rileggendo la, la sensazionè esattamente la stessa. Forse perché io, una lettera del genere, non l'avrei mai potuta scrivere. Certe cose vanno dette, non scritte. Scriverle sa di parlarsi addosso, compiacendosi della bella forma e dell'effetto d'insieme. In uno stato d'animo ben diverso.

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    1. Le sembra finta perché non l'ha scritta né vissuta lei. Infatti, l'ho scritta io. E sì, gliele ho dette tutte queste cose, e non una volta sola, ma per me scrivere è sempre meglio. In questo blog nulla è finto.
      Buon Natale, signora.

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    2. A lei, signorina. Sono rimasta di sale guardando la foto che ha messo. Ho pensato una cosa di lei, ma gliela dico nel post giusto.

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  7. Certo che voi figli siete proprio degli ingrati.Vi fa piacere quando rinunciamo per dare a voi e poi ci dite che viviamo in funzione vostra .Ho un figlio ancora minorenne che ha usato la sua lettera come esempio ,solo perché non è libero di andare e venire come vuole feste nottate in giro e stravizi ,lui e le sue sorelle sono sempre stati trattati come dei geni e lui l'ho sempre chiamato il mio campione.Ora ha incontrato una ragazza indegna che ha rovinato l'armonia famigliare che avevamo.Insomma vedermi scrivere certe cose solo perché non gli permetto di stare in giro notte e giorno mi sembra un pò troppo.Per il resto hanno fatto le scelte che volevano e l'autostima non gliel'ho mai.tolta.Io mi vergognerei a scrivere queste cose da bambina viziata .Vorrei vederla nel ruolo di madre se avra'la fortuna di esserlo.Provo una gran pena per sua madre e lei mi scusi ma non ha capito proprio nulla della vita e di cosa fa un genitore per un figlio.Non ho parole.Ho pianto tutta la notte per una cosa che credevo scritta da mio figlio ....poi ho cercato e ho visto che aveva copiato la storia di una persona immatura e viziata.Le auguro molti figli così capisce cosa vuol dire.Di certo non ha la mia solidarietà e neppure la mia stima.Sì pentira'delle parole dure verso sua madre e forse non farà più in tempo a scusarsi e piangera'lacrime di sangue.Una madre che soffre

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    1. Signora madre anonima,
      che viene qui a vomitare veleno senza conoscere niente di me, di mia madre e della mia vita, le scrivo unicamente per chiarire un punto: se suo figlio ha copiato un mio post e ha fatto sue le mie parole, non sono responsabile del dolore che le hanno provocato, perché queste parole sono mie e non sono rivolte a lei, ma a mia madre, la quale, la informo, ha preso anche coscienza di avermi fatto del male (involontariamente, per carità, ma sempre male). Io l’ho perdonata e la amo molto, ma questo nulla toglie alla sofferenza che ho provato e all’insofferenza che a volte mi procura. Avesse letto altri miei post, tipo la preghiera di ringraziamento che ho scritto per il mio matrimonio, non avrebbe dato giudizi affrettati e non rispondenti al vero.

      Lei viene qui a raccontare dettagli della sua vita e del suo rapporto con suo figlio, ma non è con me che deve prendersela, perché il mio scritto non è uno scritto generico rivolto a tutte le madri del mondo, ma è uno scritto rivolto solo a una, la mia. Se domani suo figlio darà fuoco alla casa con un accendino, lei andrà ad accusare il produttore di accendini?

      Se poi vogliamo analizzare un po’ il testo e il contesto, non vedo come osa paragonare la mia storia a quella di suo figlio. Lui è per caso un adulto con una malattia cronica e degenerativa che è costretto a vivere in casa con una madre che usa la scusa della malattia per non mollare la presa sulla figlia? Sa, perché questo è uno dei temi di questa lettera, scritta in un momento di sconforto, da una persona sofferente per davvero e non certo perché la mamma non le consentiva di fare i propri comodi. Quindi, le faccio notare che sta facendo una figura ridicola a paragonare due situazioni diverse, due famiglie e contesti diversi, travisando completamente il senso di questo scritto che in sostanza è solo un grido di dolore.

      Non provi pena per mia madre, perché noi siamo abituate a parlarci e abbiamo un ottimo rapporto, quando mi tratta da adulta quale sono e, quando invece non lo fa, ci chiariamo. Mia madre, infatti, non va in giro ad accusare altri se ha dei problemi con me. Questo appunto riguarda la maturità di cui lei tanto ha scritto. Perché, signora madre anonima, essere madre non significa essere perfette, significa essere umane e come tali imperfette, come tutti. Lo status di madri non vi dà il diritto di sentirvi sempre nel giusto e superiori e non dà a lei il diritto di venire qui a insultarmi.

      La comprendo perché molto probabilmente ha scritto sull’onda del dolore e della rabbia, ma non la giustifico né per i modi né per il tono. Se può consolarla e appagare la sua sete di vendetta nei miei confronti, le mie lacrime di sangue le ho piante quando la mia vita è andati in frantumi e, se Dio mi farà la grazia di diventare madre, di certo farò del mio meglio, sicuramente farò degli errori, ma mi metterò in discussione e non avrò mai l’arroganza di sentirmi l’unica depositaria della giustizia, della verità e dell’amore. La sua sofferenza non l’autorizza in nessun modo e in nessun caso a venire qui a sparare giudizi sulla mia.

      Se vuole scrivermi in privato, clicchi sul mio avatar e scriva alla mail di contatto. Sarò ben lieta di risponderle in modo educato e sincero, come ho fatto fino a questo punto (sebbene leggere le sue righe mi abbia procurato una notevole tachicardia, perché ancora mi stupisce la capacità che hanno certi esseri umani di aggredire il prossimo, senza nemmeno fermarsi a riflettere se stiano prendendo un granchio o meno).

      Una figlia amorevole, che conosce il dolore e vorrebbe che nessuno lo provasse

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  8. Che schifo
    Un giorno sarà madre anche lei anche se Dio non dovrebbe darle questa gioia.Parole vergognose indegne e false

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    1. Fortunatamente Dio è al di sopra dei pensieri meschini degli uomini e io sono solita recitare il Padre Nostro facendo ben attenzione alle parole “Sia fatta la tua volontà”. Ché ad accettare quel che la vita ci riserva, credo ci voglia una forza superiore.
      Alla sua invocazione rispondo semplicemente con una preghiera, perché Cristo ci ha insegnato a pregare anche per coloro che ci vogliono male.

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  9. Me lo sono chiesta tante volte, Ale.
    Perché rispondi agli anonimi?
    Perché rispondi ai troll?
    Questo post che parla di altro, spiega paradossalmente perché.
    "Lasciali andare".
    Ma se insultano, bannali.
    Non serve spiegare a chi ha solo bisogno di insultare.
    Non è un problema tuo. Davvero.
    Lo so che in te ci sono dei buchi di mancanza spaventosi, delle insicurezze irrazionali che è difficile sanare, dopo quello che hai passato, il bisogno di accettazione, il bisogno di mostrare che si vale.
    Malgrado il lavoro che hai fatto per poterne scrivere così.
    Non farti vampirizzare da chi ti ci ritira dentro.
    I genitori non si scelgono, i corrispondenti si possono evitare.
    Un bacio. Te lo meriti.
    Continua a scriverne, davvero.
    Ascolta il vento, raccontaci i suoi suoni.
    Sei brava. BRAVA con tutte le lettere maiuscole.
    Nulla può toccare il vento: lo sapevi vero quando hai scelto questo nome :-P?
    P.S.: se posso, consiglierei davvero di approfittare del kamikaze e partire lontano mille miglia. Soli.

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    1. Grazie, Pellegrina, grazie davvero. Perché hai capito e perché hai ragione.
      Perché inseguo un bisogno di armonia interiore ed esteriore che forse è solo utopico. Perché credo che tutti vadano accolti e ascoltati e che a tutti occorra dare attenzione. Perché ci sono pezzi di me andati così in frantumi che non si possono recuperare e, niente, piango mentre scrivo e puoi capire il perché.
      Nulla può toccare il vento. Il vento è invisibile. Si manifesta solo per gli effetti che ha sulle cose che tocca. Il vento abbraccia ogni cosa. Il vento è quel logos da cui la vita ha avuto inizio.
      Io sono in quel vento. E quel vento mi porterà via, con l'unico uomo che mi abbia mai amato così come sono, per quella che sono, senza nessun desiderio che io sia altro da me.
      Ti abbraccio forte.

      PS: ci stiamo organizzando davvero.

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  10. Bravi! Mi piace dirtelo e dirvelo in un giorno di Pasqua. Non è una fortuna da poco avere trovato un simile compagno. Il tuo desiderio di accogliere tutti è assolutamente benefico, condivisibile e giusto; ma bisogna avere la forza e l'abilità di non farsene travolgere trasformandolo in sogno di un'onnipotenza che non ci appartiene più di quello di indegnità... Tanto quanto confinare le nostre mancanze più strazianti dove possiamo comprenderle, piangerle ma non farcene avvelenare. Ma tanto lo sai. Meglio di me, sospetto. L'armonia è veramente un discorso complesso, nasce dal nostro benessere interiore che pero' non puo' prescindere del tutto dalla situazione esterna. Ma è assolutamente giusto perseguirlo, non è utopico per nulla, se tutti avessimo la forza, l'onestà di cercare questa coscienza al di là delle paure e delle difese. Non è impossibile, ma devono essercene le condizioni, culturali, sociali, molto spesso. Vi auguro di volare presto in quel vento.
    Sul vento, ma un po' triste, hai visto Si alza il vento di Miyazaki? O Il mio vicino Totoro? Se Capa fotografava la nebbia, lui filma il vento, almeno, uno degli aspetti del vento.
    Ti abbraccio anche io - magari un giorno di persona...

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    1. E anche qui hai ragione...
      No, non l'ho visto, ma ora cerco.
      Ricambio l'abbraccio e sì, mi farebbe davvero piacere anche di persona. ^_^

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