Perché la parola è vento, principio primo dell'essere, scintilla dell'infinito

domenica 10 gennaio 2016

Special guest post - CRONACHE TERRONICHE by Straf

Voi pensavate che... no, un attimo, voi pensavate?! Insomma, mentre voi pensavate, noi eravamo intenti a... lascio la parola a una biografa d'eccezione, tale Straf de Nanolis, che è sopravvissuta a una settimana terronica con emozioni per tutti i cuori, i fegati e i polmoni.



Per inquadrare la situazione che sto per descrivervi, è bene che vi rendiate conto, già dall'inizio, del grado di follia della protagonista, qualora non l'aveste ancora compreso (ma ne dubito). 
Immaginate una donna alle prese con i preparativi del suo matrimonio che decide di invitarne un'altra che non ha mai visto, ma che per qualche strana ragione considera sua amica.
Ecco, quell'amica che accetta l'invito sono io (che pure in quanto a stranezze sono messa bene), e l'altra è la nostra padroncina di casa. 

Dopo ben due anni e mezzo da quello che, a detta di Rania di Giordania e Tommy Riccio fu il matrimonio del millennio, le due decidono di rivedersi. 
Ed è da quest'ultimo incontro che parte il mio viaggio, dal quale mentalmente non ho ancora fatto ritorno. Un po' come se avessi fumato Ayahuasca per un mese di fila sulla vetta del monte Chopicalqui in compagnia dell'anima di uno sciamano Inca. Ma peggio. 

Il primo treno ­­che dovrebbe portarmi in terra pugliese parte alle 9.46. Da malfidata quale sono, mi ritrovo alla stazione a bofonchiare qualcosa tipo: "Figuriamoci se non fa almeno dieci minuti di ritardo". E invece no, mi sono dovuta ricredere: erano solo quarantacinque. 
Joe R. Lansdale ha detto che Il Texas è uno stato mentale. Si vede che non è mai stato in Campania. Un dipendente Trenitalia in vena di chiacchiere, dopo aver discusso per mezz'ora con dei suoi colleghi del mai affrontato tema dei politici che rubano e sono tutti uguali, si rivolge a me chiosando: "Quann' scenn' ra Napul' fa semp' ritard'. Va' a capi' pcché". 
Mi appresto quindi a lasciare la mia terra natìa, con la mia valigia di cartone e i miei doni mangerecci e non, salutando mia madre, che probabilmente teme sia l'ultima volta che mi vede, e dopo appena sei ore arrivo a destinazione. Questo perché le nostre regioni sono confinanti. 

Il Kamikaze è lì che mi aspetta alla stazione, puntuale come solo un terrone all'inaugurazione di un negozio con buffet libero. Mi porta dalla mia Alej, che mi abbraccia stretta saltellando e mi presenta alla banda di bambini-tutor-maestri che fa parte del suo mondo fatto di lezioni, che prevedono il da lei collaudato metodo Rottenmeier-Montessori, la scrap art, giardini d'inverno come se piovesse e tanti, tanti gatti. È, se possibile, ancora più giovane di quanto ricordassi, meno temperella, amorevole come suo solito e sarcastica col povero Kamikaze, che non fa altro che adorarla e ripeterle da mane a sera: "Amore mio". 

Da lì in poi, l'idillio

Vengo trattata, in casa Girocamini (composta da Girodivento, dal Kamikaze e dagli Scheggini, che trovano sul mio grembo il riposo dei giusti e sulle mie gambe il luogo ideale per affilare le unghie), come l'Infanta Margherita, ma senza posare per Velázquez, che in quei giorni proprio non poteva e si trovava a San Giorgio a Cremano. Vengo ripetutamente chiamata dalla nostra padroncina: "La mia nanola, la mia nanola", cosa che crea in me profondo sconforto, perché fino ad allora proprio non mi ero resa conto della mia condizione. Nonostante questi turbamenti psichici - ad opera di colei che quando tagliai i capelli corti mi disse che sembravo un paggetto - i giorni sembrano trascorrere sereni, tra sedute di trucco e chiacchiere, di posa di henné di appena dodici ore miseramente fallita e di pasti luculliani. 

Mi sento come se fossi a casa. Perché, nonostante non ci sia mia madre col suo bel pacchetto di ansie, viene brillantemente sostituita da Mater Girodivento, che con me è premurosa e affettuosa, ma con la figlia è come osmio che non raggiunge mai il punto di fusione. 
Ma un pomeriggio di dicembre dell'Anno Domini 2015, che mai scorderò, vado da Mater e Pater Girodivento. 

Da lì in poi, la tragedia.

Ho bisogno di alcune uova per fare un dolce e la sadica Alej mi suggerisce di chiederle alla sua genitrice. In verità, per quanto alla figlia sembrasse strano, di pomeriggio, mentre lei lavorava, mi faceva piacere andare a chiacchierare dai genitori bevendo una tisana e sgranocchiando un giorno mandorle e un giorno cubetti di confettura di mele cotogne fatta in casa. Ed è proprio durante una chiacchierata pomeridiana, che faccio la conoscenza della storia di una signora del posto vissuta circa quattrocento anni fa. 

Mater parla con enfasi e io ascolto con un po' di timore. La signora ha vissuto molteplici tragedie e lutti, possessioni varie e dolori, ma la sua fede incrollabile non l'ha mai abbandonata, e perciò la Madonna decide di graziarla, donandole il potere di compiere miracoli e la salute. Pensa se non gliela voleva donare. Ascolto con partecipazione il racconto, fin quando Mater esclama: "Ma io devo farti leggere un libro che parla di lei!". Si alza e va a rovistare nella stanza in cui dormo, in soggiorno, in cucina, ma niente. Pater cerca di farla tornare in sé ricordandole che più che altro mi servivano quelle benedette uova, ma ogni parola si rivela inutile. Azzardo un timido: "Mi sa che è tardi, devo proprio fare il dolce, però se trovi il libro mi fa piacere", dopo aver ricevuto l'allettante proposta: "Domani ti porto a Messa o alla Novena". Ritorno nella magione Girocamini con in testa l'allegro racconto demoniaco-natalizio e attendo il ritorno della padrona alla quale poi racconto l'accaduto, che con un angelico sorrisetto mi comunica: "Tanto so io dov'è il libro, non lo troverà mai". 

Ma evidentemente la nostra mancanza di fede ci punisce, perché nel giro di poco casa Girocamini diventa un lazzaretto: l'inossidabile Kamikaze non guarisce dal suo perenne raffreddore, anzi, peggiora; Alej inizialmente barcolla ma non molla, ma poi un po' molla. Temo di essere l'untrice che ha portato i germi e mentre gli altri peggiorano, io guarisco del tutto, grazie alle cure di un'Alej più alchimista che maj. 

Trascorriamo così gli ultimi giorni tra fazzoletti e bacilli, gatti posizionati dove meno te l'aspetti e crêpes salate preparate dalla sottoscritta, che essendo l'unica in forze tenta di accudire come può il resto della famiglia acquisita. Mi sento per un attimo mia madre, ne ho terrore, passa l'attimo di terrore, torno dalla nostra eroina che riposa a letto, raccomandandomi che riposi davvero, la quale mi comunica che no, non somiglio a mia madre, ma alla SUA. 

La mattina della partenza è arrivata e mi appresto a trascorrere altre sei ore su un treno che stranamente arriverà puntuale. Si affaccia la malinconia, ma lo sapevo già. Ci promettiamo di rivederci in estate e ci salutiamo e ci allontaniamo, ma senza allontanarci davvero. Ho con me una guantiera piena di pasticciotti alla crema, al cacao e al pistacchio. Servivano per la malinconia, giusto? Un rimedio dovevo pur trovarlo. 

Il treno si allontana, ho in testa le mie cuffie e la mia musica preferita, un moccioso grida a più non posso, nel vagone ovviamente il riscaldamento non funziona, ma io ripenso con un sorriso a quella frase scritta su un pezzo di legno e mi dico che sì, davvero, friends are the family we choose





12 soffi di vento:

  1. chissà che sforzo i cari occhietti della nanola nel guardare in alto e seguire il viso della stangona saltellante attorno a mo' di rospetto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oddio, ma Nanola è affettuoso, perché è piccina picciò e tutta da coccolare!
      E comunque non salto come un rospetto, ma come un canguro, sia messo agli atti.

      Elimina
    2. i canguri però non portano a spasso gatti nel loro marsupio e girare la testa guardando in alto è un ottimo esercizio per la cervicale

      Elimina
    3. Ti dico solo che c'era una bambina di dodici anni più alta di me.

      Elimina
  2. belle queste donne.
    ma allora il gufo è una fissa.
    bacissimi

    p.s. lo so vi avevo detto che vi avrei scritto a reti unificate... ma non ce la facciooooooooooooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I gufi ormai regnano incontrastati ovunque.
      Li vedo dappertutto e manca poco che ne sposi uno.

      Elimina
    2. Civetta, civetta non gufi! Ne siamo circondati ^_^

      Elimina
  3. Queste cronache fanno riderissimo.

    Anima

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Toh, anima.
      Finalmente questo colpo l'abbiamo battuto.

      Elimina
    2. Toh, anima.
      Manchi a questi blogghe.

      Elimina
    3. Ma con o senza mazza di tamburo?

      Elimina
  4. Ma che bellissimo racconto! :D

    RispondiElimina

Soffia qui